martedì 29 aprile 2008

"Andava meglio quando andava peggio..."

La legislatura più breve della storia della Autonomia Siciliana lascia un "buco" da due milioni e mezzo di euro! La somma necessaria per garantire le liquidazioni dei 41 deputati che non si sono ricandidati o non sono stati rieletti nelle consultazioni del 13 e del 14 aprile. Una maggiore spesa che non poteva essere messa in preventivo, a dicembre, quando i funzionari dell´Assemblea misero su carta il bilancio preventivo poi varato dal consiglio di presidenza. Perché la sentenza che pendeva sul capo dell´ex governatore Cuffaro metteva sì in ansia i parlamentari ma l´amministrazione non poteva statuire in un documento ufficiale la possibilità di uno scioglimento anticipato del Parlamento
E così è arrivata la mazzata senza che nessuno nei piani alti dell´Assemblea, potesse prendere le precauzioni. Tutti i parlamentari a casa, e quasi la metà degli uscenti non sono riusciti ad acciuffare la riconferma alle urne. L´effetto immediato: la necessità di reperire i fondi necessari per garantire i trattamenti di fine rapporto.
La segreteria generale dell´Ars non è ancora in possesso dei dati ufficiali, anche perché la proclamazione dei nuovi eletti avverrà soltanto il 5 maggio. Ma, sulla base dell´esito ufficioso delle elezioni, i tecnici hanno già fatto i primi calcoli sulle somme da liquidare: 11.700 euro a deputato, senza contare gli incarichi!
Le liquidazioni più alte, ovviamente, andranno ai parlamentari con la maggiore anzianità a Palazzo dei Normanni: si tratta proprio di Cuffaro e dell´esponente di Forza Italia Salvo Fleres, che hanno lasciato l´Ars dopo 17 anni (entrambi sono stati eletti al Senato). A loro toccherà un Tfr di circa 160 mila euro!!!
In questa speciale graduatoria seguono 14 deputati con due legislature e mezzo (12 anni in tutto) alle spalle, ai quali verrà garantita una liquidazione di oltre 110 mila euro!
Quindi un folto gruppo costituito da 20 ex inquilini del Palazzo che hanno vissuto solo l´ultima legislatura-lampo, e che, per i 19 mesi di permanenza in Assemblea, avranno diritto a una liquidazione di 18 mila 720 euro!.
Di contro, fra i suddetti venti - nell´elenco ci sono nomi di rilievo come Gianfranco Micciché e Rita Borsellino - sono anche i più "sfortunati" parlamentari della storia dell´Ars: non essendo giunti a metà della legislatura non avranno neppure la pensione…
Poverini....
Intanto il problema più immediato, per i 41 deputati che non faranno ritorno nel Palazzo, è quello di ottenere le liquidazioni. Perché i soldi, al momento non ci sono. E allora dovrà essere nuovamente l´Amministrazione Regionale, che non naviga nell´oro, ad allargare i cordoni della borsa e trasferire i due milioni e mezzo occorrenti.
In compenso, nella quindicesima legislatura, il Parlamento regionale risparmierà sui contributi ai partiti. Per effetto del dimezzamento del numero dei gruppi parlamentari, che da otto passano a quattro, la somma relativa ai trasferimenti scenderà dai 3 milioni 959 mila euro del 2007 ai 3 milioni 618 mila euro previsti per il 2009. Ciò accade perché decade il regime transitorio che vedeva un contributo decrescente in rapporto al numero degli iscritti, e che premiava i gruppi più piccoli.
Il meccanismo in vigore, adesso, contempla un contributo fisso per deputato, pari a 3.350 euro al mese. Così, i maggiori partiti che hanno visto accrescere la propria rappresentanza, avranno maggiori finanziamenti: il Pdl passa da 90 a 117 mila euro mensili, l´Mpa da 33.500 a 53.600, mentre il Pd conferma più o meno la propria dotazione di 93.800 euro e l´Udc scende da 60 a 37 mila. A questa cifra vanno sommati i contributi che l´amministrazione dell´Ars versa a ogni gruppo per l´assunzione dei cosiddetti "stabilizzati": 43 mila euro per ogni contratto siglato.
Mi chiedo: ma come è possibile che in Italia, e in Sicilia in particolar modo si muore di fame e i nostri parlamentari prendono indennità pazzesche senza far nulla?!
Siamo nel 2008, e molte persone commentano gli sprechi,le infiltrazioni mafiose, le bruttagini della politica. Ma noi siamo Italiani, e dunque sappiamo soffrire in silenzio, anzi a tutte quelle cose che non piacciono rispondiamo: "benvenute!" Meglio non fare nulla, ma lamentarsi!
Intanto i politici che hanno capito benissimo come siamo e come non sappiamo reagire ci “picchiano” ancora. E per tutta risposta noi assistiamo e subiamo inermi gridando: “si, frustami ancora!”!
Poi dovremmo commentare che si sbafano un trattamento di fine rapporto dove un cittadino medio forse non guadagnerà neanche in quarantanni.
Ce lo meritiamo!!! O forse no…
Ci restano solo i luoghi comuni: “Quando c’era lui…” ; “Andava meglio quando andava peggio” ; “Benedetta Lira…”

domenica 27 aprile 2008

Gela: rivive una leggenda!

Comincia il viaggio del blog Gelacontro dentro la “Gela che funziona” .
In questa terra piena di disagi e patimenti, trova ospitalità una realtà a dir poco sorprendente. Una realtà voluta da gente che ha fatto della passione per il volo prima un hobby, poi una ragione di vita. E se il nome di Gela è salito alla ribalta a livello nazionale e internazionale il merito va tutto a “quel manipolo di appassionati della Squadron Leader, piccola realtà aeronautica siciliana”.
Il dott. Paolo Marletta, il rag. M. Tuccio e la sua squadra di appassionati, ha fatto rivivere un aereo che è la storia dell’aviazione, il caccia britannico Hawker Hurricane, realizzando dapprima un prototipo ingegneristico in legno e quindi l’esemplare in metallo e compositi che è valsa la ribalta della scena internazionale.
Infatti, il noto mensile di aviazione “Volare”, periodico nazionale e internazionale, ha addirittura dedicato la copertina al caccia realizzato dalla Squadron Leader!
Lo storico aereo, definito “difensore dell’Impero britannico” fu costruito tra il 1936 e il 1944 e ha avuto l’onore di essere l’autore dell’abbattimento di oltre la metà degli aerei tedeschi durante la battaglia d’Inghilterra.
Una leggenda nel campo degli aerei.
Una leggenda che rivive proprio a Gela, in una città il cui nome è spesso legato soltanto alle ciminiere dell’Eni o alla lotta antimafia che vi è in atto col sindaco in testa. La mafia, il sindaco antimafia, l’Eni, rappresentano ciò che emerge più facilmente dalle cronache quotidiane, rispetto alle altre belle realtà che qui operano senza clamore e senza riflettori.
“L’Hurricane è stato realizzato con notevole competenza dalla Squadron Leader di Gela –si legge nel mensile Volare- e riproduce fedelmente in chiave ultraleggera il celebre caccia della Royal Air Force.
Un’operazione inedita, unica al mondo, che oltre all’aspetto tecnico e sportivo tocca anche l’aspetto culturale, visto che l’Hurricane fa rivivere un pezzetto di storia della Seconda Guerra Mondiale.
Il dott. Paolo Marletta, realizzatore sia del progetto, sia dell’aereo in questione, precisa che per la costruzione della replica non sono stati usati kit di montaggio già pronti all’uso, ma tutto -dalle bozze, ai prototipi, ai pezzi finali- è stato costruito in una officina da lui stesso attrezzata che è stata pure scenario delle prove di carico svolte sul velivolo da ingegneri collaudatori fatti venire appositamente. Naturalmente per le parti più “tecniche” si è avvalso della collaborazione di officine meglio attrezzate presenti sul territorio italiano.
Oltre ai già citati dott. Marletta e rag. Tuccio, a questo progetto hanno contribuito il comandante R. Berardi e G. Malgaro. Un ruolo decisivo per lo sviluppo e il collaudo lo hanno avuto altri due personaggi di tutto spicco: il comandante Jack Zanazzo, pilota delle frecce tricolore, e l’astronauta Maurizo Cheli, primo astronauta italiano a salire sullo Shuttle!
La piccola realtà della Squadron Leader ( www.squadronleader.it ) è una testimonianza di come a Gela ci siano delle realtà sconosciute ai più, realtà che fanno onore alla nostra città e ai nostri abitanti.
E’ una testimonianza di come a Gela ci siano delle menti brillanti che pensano “fuori dagli schemi”, quelle stesse menti che con la loro passione e senza chiedere nulla alla collettività portano avanti i loro progetti nelle loro attività di nicchia, che diventano di dominio pubblico quando esse vengono fatte balzare all’occhio da chi non vive di solo Eni, politica o antimafia.
Non è un caso che di questa realtà si siano accorti in tutta l’Italia e in tutto il mondo tranne che a Gela!
Tutta la cittadinanza dovrebbe ringraziare questo manipolo di appassionati del volo perché grazie a loro si parla di Gela in tutta l’Italia, in tutto il mondo, per un prodotto mai realizzato prima d’ora!
Ed è per questo che oggi su questo blog lancio la proposta al nostro sindaco Rosario Crocetta di un Riconoscimento Pubblico alla Squadron Leader, per aver portato in alto il nome di Gela in tutto il mondo!

sabato 26 aprile 2008

...e se ci "spiezza in due"?

Chi di noi non è stato bambino? E chi di noi non si ricorda i discorsi che si facevano?
“Quando sarò grande voglio fare il calciatore”, o “quando sarò grande voglio fare l’astronauta”, e per quelli con meno fantasia: “quando sarò grande vorrò fare l’avvocato, il dottore, il meccanico…”
Tutti a programmare il nostro futuro e a parlarne con mamma e papà.
Molti di noi ci sono riusciti, molti altri hanno deviato dal loro percorso, ma tutti, tutti noi sapevamo di avere un futuro davanti fatto di moltissimi anni a nostra disposizione per inseguire un sogno.
Questi discorsi non venivano mai fatti dai nostri genitori, perché essi erano già giunti al loro traguardo –più o meno- e tutto sommato avevano bruciato il tempo delle attese e convivevano con la loro realtà. Sapevano benissimo che il futuro apparteneva a noi bambini, a noi giovani, a noi che… avevamo più futuro davanti che passato alle spalle.
D’altra parte, come si può pensare minimamente di pensare al futuro quando si è molto avanti con l’età? Si vive più di ricordi che di progetti. E quelli avanti con l'età che ancora progettano, non sono così stolti da farlo anche per chi ragazzino ancora lo è: troppa ampia la differenza. Con tutto il rispetto, che ne può sapere un vecchietto di cosa occorre oggi ai giovani?
Ed ecoco che noi italiani, pieni di sorprese, abbiamo affidato il nostro Bel Paese ad un rampante giovanotto di appena 72 anni! Un giovanotto che di futuro se ne intende, un giovanotto che da grande vuole fare l’astronauta o il calciatore (quello già lo fa…), un giovanotto che, a 72 anni, progetta il futuro per tutti noi!
L’Italia è un paese in mano ai settantenni.
Tutti i più potenti luoghi di potere, dalla finanza alla cultura, sono saldamente detenuti da una generazione nata negli anni Trenta. Uomini che hanno iniziato la loro carriera nel dopoguerra, mentre la generazione successiva, quelli che adesso hanno 40-50 anni, resta in attesa del proprio turno, o, per meglio dire, di invecchiare. E le prospettive dei trentenni sono ancora più buie e più lontane!
Perché ciò accade?
Nel nostro paese non esiste la cultura per cui chi è sconfitto esce di scena, e inoltre, trionfa il valore dei rapporti che, ovviamente, chi è più anziano possiede di più.
Uno sconfitto al consiglio comunale, un non eletto, ecco che aspira ad un posto come assessore perché bisogna premiare la sua "non elezione" e dunque bisogna RICICLARLO in un posto in giunta! Ecco che nasce il criterio dello scorrimento delle liste!
Si diventa assessore non per meriti professionali e/o personali, ma perché si è il primo dei non eletti!
Alla faccia della legalità….

Da ciò si evince che il vero potere sta molto di più nelle relazioni, nelle conoscenze che non nelle competenze.
L’attuale classe dirigente italiana è composta da non più di mille persone che si conoscono tutte tra loro. Sono in relazione anche le loro segretarie, i loro assistenti, tutto il loro entourage. Tutto ruota intorno a questa elite ristretta: Gerontocrazia e Oligarchia!
Il Sistema Italia non è in grado di costruire una classe dirigente alternativa, di realizzare un cambio generazionale. Un fenomeno che ha trasformato il nostro Paese in un impero di vecchi.
Tony Blair ha 55 anni e ha già alle spalle 10 anni di governo: a 45 anni era già il premier della Gran Bretagna! Sarkozy è salito all’Eliseo a 50 anni.
Il nostro premier a 72…
Oggi i trentenni, oltre che i quarantenni, non hanno più quella rabbia negli occhi che avevano i loro coetanei 40 anni fa, quando le piazze erano stracolme di ragazzi che protestavano. Ci si sta rassegnando. E ci si sta autoconvincendo -con messaggi subliminali- che la cosa giusta da fare per un ventenne, un trentenne, o un quarantenne è quella di affidare il proprio futuro ad un “gerontocratico” dal futuro... ancora tutto da scoprire!
Colpa di questa cerchia di brillanti vecchietti che non vogliono abbandonare il potere e non investono sui loro successori, ma anzi lo contrastano? O colpa dei giovani incapaci di conquistare e gestire il potere?
E cosa accadrà, quando l’attuale classe dirigente uscirà completamente di scena?
Dopo Padre Pio, riesumeremo Giustiniano, o Carlo magno, o Tutankamon...

giovedì 24 aprile 2008

Gela, che fine ha fatto l'Interporto?

Nel mese di Marzo 2008 nei locali della CGIL, dove erano presenti le più alte cariche Locali, Provinciali e Regionali del Sindacato fu stabilito di chiedere all'amministrazione Comunale, tramite l'Assessore Ing. Ugo Granvillano, l'inserimento del Progetto Interporto nel nuovo piano regolatore della città di Gela. L’altro ieri, il presidente del consiglio comunale dietro sollecitazione del Sindaco, chiedeva al consiglio comunale di Gela la tempestiva approvazione del nuovo piano regolatore senza fare alcun riferimento all'inserimento del progetto di massima dell' Interporto. Da questa notizia si sono alzati gli scudi della nostra associazione che chiede pubblicamente notizie certe al Sign. Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale su quale fine abbia fatto il progetto di massima dell'Interporto presentato e protocollato presso il Comune di Gela in data dell'otto ottobre 2007 e se lo stesso progetto è stato consegnato a tutti i consiglieri Comunali per esaminarlo come previsto dalla norma vigente. Chiediamo inoltre al Presidente del Consiglio Comunale di Gela, che venga convocata una riunione monotematica del civico consenso per conoscere se il progetto per la costruzione del nuovo porto rifugio abbia superato tutto l'iter burocratico per andare in gara e se il progetto Interporto è stato inserito nel nuovo piano regolatore. In tale contesto e alla prossima riunione del civico consenso del Comune di Gela, chiediamo la presenza autorevole del Deputato Regionale neo eletto On. le Pino Federico appartenente all’ MPA e del Presidente della Regione Sicilia On.le Raffaele Lombardo, in modo che si faccia garante e sia punto di riferimento per tutto il consiglio comunale di Gela presso la Regione Sicilia per dare quella spinta necessaria in sede regionale per la realizzazione delle infrastrutture marittime (Nuovo Porto Rifugio e Interporto). In tale contesto facciamo notare che l'ufficio progetti della nostra Associazione INTERPORTO composto dall'Ing. Ugo Lo Piano, l'Ing Rosario Agati e da altri prestigiosi professionisti ha in corso di realizzazione un progetto di massima da presentare al Comune di Gela e alla Capitaneria di Gela inerente l'ubicazione di nuovi posti auto nell'area demaniale che va dal fiume Gela fino al club Vela. Da una nostra attenta analisi è stato rilevato che si possono ricavare tra gli 8.000 e i 12.000 posti auto, considerato che vi sono punti di demanio che raggiungono quasi 400 metri dal mare, creando dei posteggi in terra battuta con un investimento irrisorio (come l'attuale posteggio ex Lido La Conchiglia) (...).
In tale contesto si è pensato di bonificare il fiume Gela rendendolo navigabile per un Km solo per le piccole imbarcazioni da diporto. Inoltre all’interno del fiume Gela, bonificato e dragato, si creerebbero tra i 500 e i 1000 posti barca. Strano risulta il silenzio degli ambientalisti per la l’attuale realizzazione di parcheggi in pieno centro storico e a Caposoprano, portatori di inquinamento e di malattie all’apparato respiratorio (…).
L’idea dei nostri progettisti è di creare un grande HUB per auto adibito a posteggi nell’area demaniale che costeggia il fiume Gela e fino al Club la vela, lasciando circa 50 metri di spiaggia come area di rispetto per le esigenze balneari dei bagnanti e lasciando immutata l’ attuale ubicazione dei lidi. Le risorse finanziarie ci sono, considerato che il ministero dell’Ambiente le sta già erogando al Comune di Gela per la creazione di aree adibite a verde. (…)
L’area verde della fascia costiera che va dal posteggio ARENA potrà essere lasciata ai legittimi proprietari privati con l’obbligo per gli stessi proprietari di pulizia, disinfestazione e di piantumazione dei loro piccoli lotti di terreno evitando di appesantire ulteriormente le casse Comunali. Creando in tal modo una fascia costiera visibile dal mare, dal lungomare e dalle vie soprastanti piena di alberi e fiori e soprattutto curata e disinfettata a dovere per evitare l’attuale ricettacolo di topi, insetti e serpenti. Purtroppo ci risulta che l’Arch. URBANI nel nuovo piano regolatore ha destinato, quel poco verde privato rimasto nella sottostante via Istria in altri parcheggi auto da costruire oltre al costruendo parcheggio ARENA. Allucinante e fuori dal tempo, come se Gela si dovesse svilupparsi solo negli angusti spazi del centro storico già intasato e massacrato dai gas delle auto che vi circolano (…).
Non si capisce come mai, nelle grandi città vengono imposti i pass ecologici di accesso al centro storico e a Gela invece si costruiscono parcheggi auto senza tenere conto del grave danno che gli stessi arrecano alla gente e all’ambiente. Ci pare che a Gela vi sia poca programmazione e si faccia a volte uso del pubblico denaro solo per sbalordire con opere pubbliche non necessarie ai bisogni primari dei cittadini. (…).
E’ grave assistere, in pieno centro storico, all’abbattimento degli ultimi alberi e di macchia mediterranea rimasta (polmone e ossigeno della città) a favore della cementificazione per agevolare la costruzione di inutili e costosissimi parcheggi auto, portatori di malattie respiratorie, tumori e malformazioni neonatali. I nostri amministratori locali dovrebbero prima consultare i residenti delle aree interessate e poi decidere se costruire o no. In città non vi possono essere cittadini di serie A ai quali tutto gli è dovuto, e cittadini di serie B ai quali viene negato anche l’essenziale. Democrazia significa Diritti e Doveri uguali per tutti. Concludiano protestando vibratamente per la mancata convocazione e consultazione in fase di redazione del PRG della nostra Associazione da parte dell’arch. Urbani.

Dott. Marco Fasulo
Presidente Associazione INTERPORTO del Golfo di Gela
info@interportogela.com

mercoledì 23 aprile 2008

Gela e i tre moschettieri


“Siamo rimasti in tre…”
Inizia così un vecchio adagio siciliano che accompagna la nostra storia insieme ad altri ben più noti motivetti.
E come uno scherzo, di cattivo o di buon gusto staremo a vedere, il destino ha voluto riproporre il numero 3 anche dopo l’ultima aspra, tirata e dura battaglia elettorale culminata, appunto, con l'elezione di tre candidati di Gela a deputato all’ARS.
Tre “onorevoli”, tre personalità, tre stili diversi.

Tre modi diversi di vedere le cose.
Federico, molto presente tra la gente e molto disposto all’ascolto di essa; Donegani, esponente giovane e innovativo che ha contrapposto al vecchio modo di far politica una ventata di novità; Speziale, classico esempio di politico vecchio stampo, alla vecchia maniera, simbolo di oligarchia radicata nel territorio.
Tutti e tre hanno il compito di “trascinare” il nostro territorio verso l’uscita dall’immobilismo politico e sociale attuale, figlio dell’incapacità –dolosa e non- degli amministratori precedenti.
Campagna elettorale sobria impostata sui programmi, quella di Federico, sull’immagine (alla gente non è sfuggita la numerosissima e massiccia presenza di foto, gigantografie con Federico abbracciato a Lombardo)e “portato” dalla gente comune, dalla gente che lo ha visto fra loro quanto non c’era nessun altro interlocutore pronto ad ascoltarla.

Quella stessa gente lo ha premiato.
Di contro, abbiamo assistito ad una vera e propria battaglia cruenta, uno scontro generazionale tra, come detto, il vecchio metodo politico e il nuovo “spogliato” di quelle vecchie oligarchie. Non entro nel merito su quale delle due candidature sia stata “di troppo” –anche se poi, grazie all’enorme successo di Lombardo, sono stati entrambi eletti- ma, sul modo di condurre la campagna elettorale e sul modo in cui l’hanno chiusa, qualcosa va detto.
La cosa che più salta agli occhi è che dietro la candidatura di Speziale c’era un “apparato” a dir poco maestoso: consiglieri comunali, assessori, dirigenti di partito, sindacati, e persino… il presidente della provincia regionale di Caltanissetta! Alla faccia dell’imparzialità…
Imparzialità mostrata a più riprese e in tutta la campagna elettorale da parte del sindaco Crocetta. Questo va detto.
Dietro Donegani, a quanto ne so, non c’era nessuno dei suddetti, nessun consigliere comunale né assessori di sorta, nessun sindacato e men che meno il presidente della provincia regionale di Caltanissetta, che ha deciso di essere imparziale solo nei confronti di Donegani e non nei confronti di Speziale!
Differenza di condurre la campagna elettorale enorme, l’uno con lo slogan “L’impegno continua”, l’altro rispondeva con “C’è voglia di nuovo in Sicilia”.
Speziale
che proclamava il motto “Io ho fatto”: ho fatto sindaci, ho fatto presidenti della provincia, ho fatto questo e ho fatto quest altro; Donegani con il motto “Io farò”: farò nuovo modo di far politica, darò spazio a gente nuova, etc.
La risposta della gente è stata che a nessuno gliene frega poi tanto di cosa tu abbia fatto… conta cosa vuoi fare da adesso in poi!
Magari Donegani altro non sarà che uno dei tanti che dicono di fare per poi farsi risucchiare dal sistema, come già è successo, sia a lui sia a suoi illustri predecessori, ma la risposta della gente è stata chiara: NON VUOLE PIU’ VECCHIE OLIGARCHIE AUTOREFERENZIATE PER CUI VALE IL MOTTO “IO HO FATTO”, MA VUOLE GENTE NUOVA, CON IDEE FRESCHE, CON UN NUOVO MODO DI FARE POLITICA CHE COINVOLGE TUTTA LA SOCIETA’ SENZA RIMANERE PRIGIONIERA TRA LE QUATTRO MURA DI UN PARTITO POLITICO!
E’ questa la vittoria di Federico e di Donegani.

Entrambi hanno fatto passare un messaggio di freschezza che la gente ha recepito, usando stili diversi, più nazional popolare l’uno, più politicamente radicato l’altro. La gente li ha premiati entrambi, la gente ha premiato il coraggio di costoro che hanno “resettato” le vecchie oligarchie e hanno deciso di rischiare avvalendosi di gente fresca e politicamente “incontaminata”.
Speziale ha perso pure la battaglia dello stile, quando sul palco ha “dimenticato” di fare gli auguri al suo compagno di partito, destinando il suo augurio soltanto al rivale della opposta coalizione. Nella stessa trappola non è caduto Donegani che, pur ribadendo con orgoglio di aver vinto senza l’apparato politico e istituzionale con cui si accompagnava Speziale, a quest’ultimo ha teso la mano nel nome nel bene comune al quale dovrebbero lavorare insieme: Gela.
E una ulteriore, splendida e speriamo realizzabile lezione di stile è venuta da Federico, il quale molto serenamente e senza squilli di tromba ha teso la mano ad entrambi auspicando la nascita di un’azione sinergica finalizzata allo sviluppo del nostro territorio.
Complimenti… a chi li merita!
"Siamo rimasti in tre, tre somari e tre briganti sulla strada longa longa di Girgenti…"

domenica 20 aprile 2008

Gela, arriva il V2-Day

Il 25 Aprile, Beppe Grillo ha indetto il V2-day, una manifestazione per la raccolta di firme destinate a tre referendum abrogativi.
Il tutto parte da una constatazione secondo la quale l’informazione in Italia, sia essa scritta che televisiva, è sostenuta da gruppi finanziari e dunque non propriamente libera. Unito a questo dato c’è il dato di fatto della “occupazione” delle frequenze radiotelevisive da parte di mediaset.
Le frequenze radiotelevisive, infatti, sono in concessione, significa che sono di proprietà dello Stato, che può decidere liberamente a chi assegnarle. Le frequenze sono quindi dei cittadini, di nostra proprietà. Le leggi che hanno regolamentato il sistema radiotelevisivo hanno creato il Testo Unico.
Cambiarlo solo in parte è inutile, va eliminato per poter definire, da zero, nuove regole che garantiscano una vera informazione.
Il 25 Aprile Beppe Grillo, come detto, proporrà tre referendum:
- Abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa
- Abolizione dell’ordine dei giornalisti
- Abolizione del Testo Unico che rappresenta oggi il quadro normativo della radiotelevisione
Abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria:
Il finanziamento pubblico ai giornali costa al cittadino italiano quasi un miliardo di euro all'anno. L'editoria può quindi a pieno titolo essere definita editoria di Stato.
Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l'ingerenza della politica nell'informazione.
Il lettore non conta nulla per l'editore di un giornale, contano di più i finanziamenti pubblici (partiti), la pubblicità (Confindustria, ABI, Confcommercio) e i gadget (dvd, fumetti, eccetera).
Abolizione dell'ordine dei giornalisti:
Mussolini creò nel 1925, unico al mondo, un albo nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti. L'albo era controllato dal Governo e messo sotto la tutela del ministro della Giustizia. Nel 1963 l'albo divenne con una nuova legge ordine professionale dei giornalisti, con regole, pensione, organismi di controllo, requisiti di ammissione.
L'informazione è libera e l'ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione.
Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge.

Abolizione della legge Gasparri:
La Corte europea di giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze radiotelevisive.
La Corte ha dato ragione a Europa 7, le cui frequenze sono occupate da
Rete 4.
La Corte ha evidenziato che il regime di assegnazione delle frequenze nel nostro Paese
non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi trasparenti, non discriminatori e proporzionati.
La sentenza europea segue quelle a favore di Europa 7 della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato che ha bocciato la legge Gasparri.
Di fatto, dunque, la legge Gasparri è a tutti gli effetti incostituzionale!
Tutto quanto detto finora non va contro i giornalisti, anzi, sarebbero “liberati” da quei vincoli che ne impediscono la piena affermazione delle loro capacità.
Ulteriori informazioni li troverete cliccando sui banner a fianco.
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venerdì 18 aprile 2008

Università a Gela: siamo al capolinea?


Mi è giunto questo articolo da un gruppo di studenti dell'Università di Gela:


"Lo scadere della convenzione tra la Provincia di Caltanissetta e l’Università di Catania è ormai imminente. Ecco quindi che gli studenti che frequentano a Gela si ritroveranno tra poco a non poter più seguire le lezioni nella loro città e si vedranno costretti a recarsi a Catania.
Una possibilità purtroppo non alla portata della totalità del corpo studentesco, ma riservata solo ai più fortunati. Non tutti, infatti, si potranno permettere, per motivi economici e non, di spostarsi fuori sede e quindi molti saranno costretti ad abbandonare gli studi!
La situazione preoccupa non poco chi, come noi studenti, ha scelto di seguire i corsi nella sede di Gela.
In questa ultima settimana si sono verificati episodi a dir poco sbalorditivi, il più eclatante fra tutti è stato quello della sospensione dall’incarico del dottor Emanuele Antonuzzo, coordinatore dei corsi di laurea di Economia e Scienze della Comunicazione, reo di aver permesso agli studenti di organizzare un incontro riguardante il futuro dell’università a Gela con un consigliere comunale candidato ed eletto all’ARS appartenente alla fazione politica inversa di quello del presidente della provincia! CHE CASUALITA'...
Venerdi mattina infatti il dott. Antonuzzo ha ricevuto da Caltanissetta un comunicato nel quale c’era scritto che era stato trasferito in altri settori, e questo atto ha in qualche modo inasprito la situazione, che da parte degli studenti è stato letto come una chiara dichiarazione di guerra, e una indisponibilità ad ascoltare le loro posizioni.
Da sabato gli studenti di Economia e SDC hanno istituito un comitato studentesco permanente per mostrare il loro dissenso verso tutto quello che sta accadendo, attraverso una petizione popolare che verrà destinata all’Assemblea Regionale Siciliana, alla Provincia Regionale di Caltanissetta, all’Amministrazione Comunale di Gela e all’Illustrissimo Rettore dell’Università di Catania Professore Antonio Recca. Inoltre, ci saranno anche manifestazioni di protesta e di sensibilizzazione, la prima delle quali ha avuto luogo mercoledì 16 Aprile ed è partita dall'Istituto Tecnico Commerciale "Don Luigi Sturzo" di Gela.
Tutto questo nella speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni che si sono chiuse in un silenzio assordante e soprattutto per non porre fine ad una risorsa cosi importante non solo per Gela ma per tutti i paesi limitrofi ad essa.
Fra due settimane i rappresentanti degli studenti incontreranno il neopresidente all'ARS Raffaele Lombardo per discutere sul futuro dell’università a Gela, cercando di ottenere la stabilità dei corsi di studi.
Quello che noi studenti chiediamo all’opinione pubblica e alle istituzioni è di essere sostenuti e appoggiati da tutti coloro che vedono un futuro per se e per le prossime generazioni…"
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mercoledì 16 aprile 2008

Gela, terra in vista

“La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento …! "
E’ la prima strofa, incompleta, di una famosa canzone di Francesco de Gregori, paragonabile al prezzo da pagare per far parte di questa crociera appena partita con una nave chiamata Governo. Una nave con al comando l’ammiraglio Berlusconi e il comandante Lombardo.
Tante saranno le mete da visitare, tante di queste mete rimarranno soltanto visibili da lontano, altre non le vedremo nemmeno (ma ce le faranno immaginare), e altre ancora le toccheremo con mano. O con qualcos’altro…
Si potrebbe cominciare dalle mete che ci aspetteremmo di vedere partendo da Roma piuttosto che da Trieste, da Genova piuttosto che da Napoli, ma a noi piacerebbe che si partisse da Palermo per arrivare a Gela. Beh, proprio a Gela magari no, visto che siamo sprovvisti di un porto commerciale e quello che abbiamo si sta insabbiando regalandoci, tra qualche anno, scenari subacquei degni di Nemo o, per gli amanti del genere, degni di Abyss. Tra qualche anno saremo in regime di "porto franco", e direi, a occhio e croce, che siamo totalmente impreparati a cogliere l’attimo. Non si muove anima viva per partorire un’idea, un progetto affinché venga realizzato questo benedetto porto che aprirebbe scenari di sviluppo e di turismo davvero inimmaginabili, un porto che sarebbe destinato a diventare la porta principale del Mediterraneo, il crocevia attraverso il quale passa l’ultima treno (perdonate l’ossimoro) per lo sviluppo della nostra città.
Sapete qual è la mia preoccupazione? È trovarsi ancora una volta a stringere fra le mani un pugno di mosche! Lo stesso pugno di mosche che abbiamo stretto tra le mani quando Comiso ci scippò (meritatamente!) l’aeroporto. Perso l’aeroporto, mi sarei aspettato che tutte le forze politiche si concentrassero sulla realizzazione del porto. Macchè…
Troppo impegnati a rilasciare interviste e a scegliere il vestito da mettere davanti le telecamere….
Se dovessimo perdere anche questa occasione, aggravata dal fatto che, come già detto, tra qualche anno entrerà in vigore il porto franco, allora non ci resterà che auspicare un progetto che preveda la realizzazione di una stazione spaziale per gli abitanti di Marte… sarebbe più facile da credere!
Siamo così abituati ad essere illusi che ormai siamo convinti che la realtà sia l'illusione che viviamo, e che l’illusione altro non sia che un modo per non far spegnere la nostra speranza: fin quando ci saranno illusioni avremmo qualcosa da inseguire!
E di illusioni ne hanno avute -e molte ancora ne hanno- tutti quei ragazzi che a Gela hanno trovato un corso universitario (Scienze della Comunicazione) da frequentare sotto casa. Adesso rischiano di dover andare in quel di Catania a frequentare i corsi a cui si erano iscritti con la chimera di poterli frequentare a Gela. E’ durata un po, dieci anni, adesso anche la loro realtà si è tramutata in illusione!
Il sentore che si ha è quello della mancanza di una volontà politica, mancanza di continuare un’esperienza così positiva, costringendo parecchi giovani gelesi a ritrovarsi davanti ad un bivio: frequentare i corsi a Catania, appunto, o rinunciarvi per mancanza di mezzi economici.
Dove sono stati i politici nel frattempo?
Miei cari Federico, Donegani e Speziale, voi siete stati investiti della fiducia che molti dei gelesi vi hanno accordato, confidando che, almeno adesso, lasciate stare da parte vecchi o nuovo contrasti politici e/o personali –a noi poco importa- e vi decidiate finalmente a lavorare in modo sinergico verso quella città, la nostra, che ha riposto così tanta fiducia da non potervi permettere di ignorarla. E, almeno in segno di rispetto verso chi vi ha votato, fate in modo di renderci orgogliosi di avervi “promosso” a deputato regionale. Questo ce lo dovete!
Ah, dimenticavo, la canzone che ho citato all’inizio s’intitola Titanic…
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lunedì 14 aprile 2008

"Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi!"

Tra poco si saprà nelle mani di chi saranno L’Italia e la Sicilia. Ancora poche ore.
Saranno ore d’attesa nella speranza della fine di un periodo di ingovernabilità regionale –oltre che nazionale- che dovrà portare la Sicilia a e l’Italia fuori dal pantano in cui è rimasta invischiata, restituendo fiducia (?) a tutti noi.
Questa volta, infatti, chi vincerà dovrà dimostrare ad ogni cittadino di saper mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, affrontando senza più scuse e ritardi l’orribile olezzo che deriva dal nostro futuro. Se ciò non accadesse sarebbe un grave fallimento al quale stavolta nessuno potrà trovare giustificazioni, sarebbe la prova che tutto questo rinnovamento di uomini e di partiti sbandierato da sinistra e la riproposizione di idee di governo valide sbandierata da destra sono state l’ennesima promessa non mantenuta verso un paese che mostra una sempre più crescente insofferenza e delusione nei confronti della classe politica in tutta la sua interezza. Sarebbe come dar vita ad una frase scritta da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, occorre che tutto cambi…”
Veltroni o Berlusconi, Finocchiaro o Lombardo sono uniti da un unico destino: lavorare molto e “controcorrente” per far diventare la loro azione di governo la migliore possibile, lavorando anche con l’opposizione in modo trasparente e determinante. L’Italia e la Sicilia non possono permettersi di restare indietro, perché dinanzi ad una situazione come la nostra, carica di nubi nere e dense, il dinamismo che mostrano i paesi dell’area Euro ci ammonisce che queste elezioni non possono tradursi –ancora una volta- in un ulteriore siparietto dai toni grotteschi!
E questo discorso riguarda soprattutto la nostra regione, che da adesso in poi deve essere considerata una risorsa piuttosto che una palla al piede!
Mantenere la Sicilia in una situazione di sottosviluppo, richiama vecchi modi di governare degli antichi romani, il cui Impero fece splendere la sua capitale ricchissima e sfarzosa, mantenendo nella pressoché totale povertà una provincia dalla quale tuttavia succhiava le migliori risorse! Vi ci riconoscete? Davanti a ciò, non possiamo sottacere ancora a lungo le gravissime colpe dei governi nazionali, emulati e anche bene dai governi e governicchi regionali. Governi che hanno fatto crescere disordinatamente l'economia guardando passivamente al peggioramento continuo della qualità dei servizi , senza mai intervenire per eliminare le cause del nostro disagio sociale. Ai governi nazionali hanno sempre partecipato deputati, ministri e sottosegretari siciliani: dove si son trovati questi signori mentre si duscuteva dei destini della Sicilia?
Adesso non abbiamo più nemmeno questi…
Questa riflessione mi fa arrivare alla causa principale del grave stato di salute della Sicilia ed in particolare di Gela: la carenza professionale, l'incapacità congenita, la disonestà intellettuale, e l'abitudine della classe politica gelese e siciliana in genere di trattare la cosa pubblica come cosa privata! I politici siciliani che in questo periodo hanno avuto il primato della politica, hanno anche il primato della responsabilità! La responsabilità del non fare, della prevalenza degli interessi privati su quelli collettivi, la responsabilità del non progettare.
Dunque chiunque governi, a Palazzo dei Normanni come a Palazzo Chigi, è avvertito: non sono più ammessi errori!
E sarebbe uno sbaglio ancora più grave quello di bruciare il tempo inutilmente, perché a noi non ce ne frega nulla dei litigi fra i politici che richiamano a diverbi tra vecchie comari di cortile, ma interessano le concrete possibilità di lavorare, sudare e… essere considerati!
Far perdere occasioni e risorse mentre tutto il mondo va avanti sarebbe il vero errore che nessuno di noi potrà mai perdonare! A nessuno!
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venerdì 11 aprile 2008

Fantozzi non vota

mercoledì 9 aprile 2008

Gelacontro: un confronto per le elezioni

A qualche giorno dalle elezioni, il dato che risalta maggiormente è che l’Italia è un Paese con un debito pubblico molto alto.
Vediamo insieme di cosa stiamo parlando:

Nel grafico qui sopra, vediamo il debito italiano messo a confronto con la media degli altri paesi europei. Quindi si vede molto chiaramente che il debito è quasi il doppio degli altri paesi Euro!
Che cosa vuol dire che il debito pubblico è più del 100% del prodotto interno lordo (PIL)? Significa che il paese ha un debito più grande di tutta la ricchezza prodotta in un anno in tutta l’Italia! E’ come se una famiglia avesse un debito tale che per ripagarlo avrebbe bisogno di più di tutto quello che guadagna in un anno!
Perchè dobbiamo ripagare il debito? non si può continuare a tenere un debito alto scaricando il ripagamento di generazione in generazione?
In teoria si potrebbe, però da un punto di vista economico sarebbe una politica sbagliata, perché avere un debito alto dà al governo pochi margini di fare politica fiscale. Questo significa avere meno risorse per investire in infrastrutture, sanità, educazione, e gli altri aspetti che sono necessari per far crescere il paese. E’ come scegliere tra continuare a tirare a campare, o fare alcuni anni di sacrificio accumulando le risorse necessarie per rilanciare il paese. Inoltre, non è prudente avere un debito costantemente alto. Come una famiglia indebitata non può indebitarsi di nuovo se ha dei problemi (a meno che non si va da uno strozzino), per il governo sarebbe costosissimo contrarre un nuovo debito in un momento di difficoltà del paese. Infine, un debito alto comporta interessi da pagare. Come ogni debito, anche sul debito pubblico bisogna pagare gli interessi: circa 60-70 mld l’anno!
Quante cose si potrebbero fare con questi soldi...
Con l’ingresso nell’euro, l’Italia ha dimezzato il debito pubblico, perché agganciandoci ad una moneta forte è aumentata la credibilità del nostro paese sui mercati finanziari:

Ma continuiamo comunque a spendere circa 70 mld di interessi!
Il debito si diluisce prevalentemente con l’Avanzo Primario, vale a dire ciò che lo Stato incassa, meno ciò che spende, meno gli interessi del debito. Più alto è l’Avanzo Primario, prima si riuscirà a ridurre il debito. Dal 1996 al 2001 il governo del centro sinistra ha mantenuto un Avanzo Primario alto e stabile (5% del PIL), mentre col il successivo governo del centro destra è sceso fino ad arrivare allo 0,3%, per poi risalire con l’attuale governo di centro sinistra:

Il governo di centro destra ha tagliato le tasse certo, ma non lo ha fatto in modo sostenibile (non c'erano soldi per farlo) e farlo in modo sostenibile vuol dire non aumentare il debito pubblico. E così non è stato. Perché? Perché non ha ridotto le spese: di conseguenza vediamo che il debito pubblico è aumentato per la prima volta in 10 anni!
Dunque il taglio delle tasse sciorinato dal centro destra non è stato sostenibile, perché ha fatto aumentare ancora di più il debito! Un debito più alto, prima o poi dovrà essere ripagato, anche con nuove tasse.
Quindi, quando in campagna elettorale si parla di tasse, non ha senso dire chi le ha alzate e chi no, ha senso sapere a chi le alzi o le abbassi e per ottenere quale obiettivo.
Tutti noi siamo abbastanza grandi, vaccinati, e smaliziati da ragionare ognuno con la propria testa, e con le proprie idee.
Non è uno spot elettorale... è solamente controinformazione!

Questa relazione mi è stata fornita da un gruppo di studenti di master alla London School of Economics (Fadi, Marco, Paolo, Salvatore)
Fonti dei dati:
- Debito pubblico: EUROSTAT
epp.eurostat.ec.europa.eu
- Spesa per interessi: OCSE (OECD.stat)
- Avanzo Primario: ISTAT, Conti e aggregati economici delle amministrazioni pubbliche 2007, Prospetto 1. Per l’anno 2007, aggiornamento ISTAT

- Crescita PIL: FMI,
http://www.imf.org/external/datamapper/index.php
- Pressione fiscale: ISTAT, Conti e aggregati economici delle amministrazioni pubbliche 2007, Prospetto 5. Per l’anno 2007, aggiornamento ISTAT
- Spesa pubblica: ISTAT, Conti e aggregati economici delle amministrazioni pubbliche 2007, Prospetto 1.
- Riforma Fiscale del Centro Destra e Centro Sinistra:
www.lavoce.info
http://www.lavoce.info/articoli/-fisco/pagina1338.html

venerdì 4 aprile 2008

Gela, cosa chiedere ai candidati?

Come al solito l’approssimarsi delle elezioni regionali, ha avviato nella nostra città imponenti campagne elettorali, incentrate soprattutto sulla sovraesposizione dei candidati, pubblica e privata.
Enormi superfici di manifesti ci ricordano ossessivamente, i soliti volti, i canali televisivi locali ospitano lunghi spot in cui i nostri si mostrano insieme ai politici che contano, mostrando un’immagine di successo e di potere. Il messaggio prevalente, da un punto di vista propangandistico, è basato fondamentalmente sul concetto: VOTA ME PERCHÉ IO SONO POTENTE.
Lo stesso tipo di comunicazione è offerto, aldilà del reale contenuto degli slogan, dalla guerra degli attacchini, i quali ogni notte sovrappongono gli stessi volti, uno sull’altro, con un dispendio di forze e uno spreco di carta immane. Gli slogan elettorali nel frattempo sono tristemente poveri d’idee e di contenuti, i temi sono sempre molto generici: l’impegno continua; c’è voglia di nuovo; un volto nuovo per l’impegno di sempre; una sicilia libera; coerenza e dignità; etc.

Ma ogni mattina gli elettori possono constatare i risultati di questa guerra notturna - quale sarà oggi il volto più presente?
Il messaggio è sempre lo stesso, VOTA ME, IO SONO POTENTE PERCHÉ SONO SU TUTTI I MURI, ovvero le mie risorse sono più grandi, i miei attacchini sono i più agguerriti.
Ma la campagna elettorale è fatta soprattutto di incontri pubblici e privati, di strette di mano, di promesse collettive e individuali, un vero e proprio porta a porta, a cui il candidato deve necessariamente sottoporsi se vuole conquistare il voto delle famiglie più numerose. Più sono numerose le famiglie, più sono ingenti le promesse. L’importante è chiedere all’uomo giusto, al candidato più potente, a quello che... ce la fa!
Parlare con uno di loro in questo periodo è semplicissimo, alcuni di loro hanno anche reso pubblici i loro numeri di telefono personali. Basta guardarli, ubriachi di baci, di volti e di parole si muovono come forsennati, hanno un sorriso e un si per tutti, intanto che, sempre attaccati al telefonino, fissano appuntamenti con gli interlocutori più vari.
Da noi, al sud, il voto utile - lungi da ragionamenti relativi ai meccanismi elettorali - è il voto che ha un riscontro personale tangibile: lavoro, raccomandazioni, favori, buoni d’acquisto, se non denaro contante, tutte cose di cui si deve parlare di persona!
I problemi della città e della regione restano sullo sfondo, la mafia, la disoccupazione, l’inquinamento sono problemi secondari per l’elettore, rispetto alla soddisfazione di interessi personali ben più decisivi per la scelta del proprio candidato.
Qual’è allora il mandato elettorale che consegniamo ai nostri politici? Chiediamo loro di fare il bene della collettività? O forse attraverso questo tipo di campagna elettorale, finiamo in fondo col costringerli a coltivare l’orticello della propria clientela?
Beppe Grillo urla che i politici sono nostri dipendenti e questo è vero, ma qual è il lavoro che chiediamo loro di fare per noi? Per esempio quando i nostri politici intraprendono una battaglia ideale, eventualità già molto rara, per quanto questa possa essere seria e indirizzata al bene comune, non pare che ottengano grande consenso.
Perfino la battaglia di Crocetta per la legalità, per fare un esempio, che a livello nazionale ha ottenuto grande solidarietà e appoggio, tanto in città, quanto in ambienti regionali, non ha ottenuto i risultati sperati, viene anzi guardata con sospetto dalle classi dirigenti.
Un politico concentrato su temi centrali, decisivi per il bene della collettività, come la lotta alla mafia, viene spesso tacciato di qualunquismo, se non di protagonismo. Nel caso di Crocetta i detrattori hanno gioco facile, in quanto l’estro e la capacità di manipolare i media del nostro Sindaco, se da un lato gli hanno consentito di ottenere un grande successo elettorale – anche se al secondo mandato è tutto molto più facile - dall’altro hanno attirato l’insofferenza di tutti gli altri esponenti politici, che hanno il terrore di essere in qualche modo da lui attaccati o addirittura accusati di connivenza con la criminalità. Un’eventualità che – vere o false che siano le accuse - può rappresentare la fine di una carriera politica.
Vi invito quindi a riflettere su questo e a considerare le nefaste conseguenze che i singoli comportamenti possono innescare a danno della collettività.
Da questo punto di vista siamo noi elettori gli artefici dello sfascio politico della nostra terra!
Ritengo che il lavoro delle scuole, dei circoli e delle associazioni (come Vox Populi) recita un ruolo fondamentale nell’esercizio del libero pensiero e nella formazione della pubblica opinione.
L’obiettivo da perseguire è quello di costruire un vero dibattito sui temi generali, su quei temi che i politici tendono a usare solo strumentalmente in termini di promozione della loro immagine, per poi dimenticarli velocemente a elezione avvenuta. Senza questo dibattito, non ci sono e non ci saranno speranze di cambiamento, senza pensiero libero, finiremo come pesci asfissiati dal fango, in un lago sempre più prosciugato di risorse e opportunità.
Postato da Ass. Cult. Mechanical People
mechanicalpeople@gmail.com