domenica 21 giugno 2009

Gela: Turismo ad una svolta?


Ancora una volta la città di Gela diventa teatro di ritrovamenti di importanti reperti archeologici.
Sembra sia stata portata alla luce una sorta di “vena” aurea che non fa altro che regalarci testimonianze dell’epoca sottoforma di anfore e altri reperti. Il futuro Museo del Mare che si sta prospettando a Gela… praticamente si sta costruendo da solo!
Ma per la promozione del turismo a Gela, ho come l’impressione che i nostri politici/amministratori vogliano perdere tempo su un caso che invece ha urgenza di essere attenzionato. Tutti lamentano l’eterna promessa incompiuta che rappresenta il turismo, il mancato decollo definitivo di questa risorsa immensa che il nostro territorio offre, ma contestualmente non si fa abbastanza sul serio affinché esso diventi il nostro cavallo di battaglia. Certo, bisognerebbe rivalutare le zone che possono essere oggetto di turismo, non possiamo pretendere di trovare tutto già fatto, altrimenti che rivalutazione sarebbe? La rivalutazione turistico-archeologica potrebbe significare il miracolo di Gela che tutti aspettiamo, il decollo definitivo, con nuove attività commerciali e pubblicità per i nostri luoghi.
Se le cose fossero fatte per bene, si creerebbe quello sviluppo che proietterebbe Gela verso quella definitiva consacrazione come attrazione turistica che meritano i nostri paesaggi e la nostra storia. Se le cose invece sono fatte male si creerebbe quella confusione e quell’aria di “paesone” cha ha tutt’oggi la nostra città. Una città senza organizzazione, con gli uffici turistici del Comune che sono sprovvisti di una guida pieghevole, di quelle brochure che guidano il turista tra le attrazioni paesaggistiche.
E’ così che si favorisce il turismo?
No, cosi non lo si favorisce. Arrivano turisti da ogni dove e trovano i siti archeologici chiusi… dopo aver fatto migliaia di kilometri per venirli a visitare!
Ma sembra che il pensiero comune sia: “tanto si campa lo stesso”!
Occorre passare con la divulgazione di queste brochure pieghevoli se vogliamo favorire il turismo, dei pieghevoli che parlino di Gela, di Manfria, delle mura greche (uniche nel bacino del mediterraneo), dell’Acropoli, del Castelluccio, della nave greca, degli ultimi ritrovamenti.
Bisogna creare dei circuiti turistici che facciano scoprire al visitatore non solo i luoghi e i monumenti, ma anche la cucina nostrana, le nostre tradizioni, il nostro artigianato (ci sono molti piccoli artigiani che chiedono solo di mostrare al mondo le loro “creature”).
Tutto ciò non è un corpo estraneo al turismo: è tutto collegato. Compreso, purtroppo, quei paesaggi a ridosso del mare violentati dall’abusivismo edilizio! A tal proposito, dobbiamo metterci in testa che aumentare le entrate comunali con opere di urbanizzazione o con la trasformazione di terreni agricoli in aree edificabili non può più essere la soluzione principe per risanare le casse comunali. E per fortuna questo lo si è capito da un pezzo, anche se qualcuno ancora si ostina a costruire abusivamente villette a ridosso del mare, come hanno raccontato le recenti cronache...
Inoltre, Gela si potrebbe proporre come Centro Universitario Specialistico per lo studio dell’Archeologia… e non solo dal punto di vista locale o regionale, ma potrebbe diventare un centro mondiale! Abbiamo i mezzi, abbiamo le risorse naturali… cerchiamo le risorse umane! Non vedo perché i nostri beni archeologici debbano andare in altre città e non fungere da fulcro verso l'elevazione della nostra città a Centro Universitario Archeologico!
Occorre soltanto che noi gelesi ci crediamo per primi.
Si creerebbe sviluppo e lavoro. Sviluppo e lavoro che a Gela da oltre 40 anni sono un connubio monopolizzato dallo stabilimento petrolchimico! Sembra che a volte non riusciamo a vedere al di là del nostro naso, o forse non vogliamo vedere!
Ma di che abbiamo paura?
C'è qualcuno che abbia il coraggio di intestarsi questa battaglia?
Bisogna voltare pagina, bisogna guardare in direzioni prima seminascoste da troppa "abitudine" e da troppa faziosità.
Siamo ad una svolta: abbiamo bisogno introdurre il nuovo senza copiare il vecchio, essere fieri di ciò che abbiamo e, soprattutto, farlo sapere al resto del mondo!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

sarebbè molto bello xke darebbe respiro e occupazione. Seppur limitata a questo paese in decadimento. Decadimento ke è dato dal menefreghismo della stragrande maggioranza della cittadinanza.l appoggio a queste idee (seppur mooolto belle!! Eh!)sarà dato e considerato solo se la situazione dei cittadini e della città in generale verrà migliorata di molto! Onestamente. Ke dovremo far vedere al resto del mondo? Una volta avevamo il mare.....una volta...

Romina ha detto...

NIENTE è SEMPLICE, E NIENTE è COMPLICATO.
SI SUPERA TUTTO A CONDIZIONE CHE CI SIA UNITà DI INTENTI.
QUESTO BLOG HA AVUTO IL MERITO DI SMUOVERE ALCUNE COSCIENZA SOPITE, POCHE IN CONFRONTO A QUELLE CHE ANCORA DORMONO, MA ALMENO GIANNI NON SI è SCORAGGIATO DAVANTI ALLA MONTAGNA DA SCALARE!
NON SCORAGGIAMOCI NEANCHE NOI E RIPARTIAMO DA CHI, COME GLI UTENTI DI QUESTO BLOG, HANNO ANCORA VOGLIA DI SPALARE MERDA E FANGO!
IO NON HO PAURA DI SPORCARMI...

A ME PIACE L'INIZIATIVA DI UN POLO ARCHEOLOGICO, NOTEVOLE E DIFFICILISSIMO DA REALIZZARE. MA ALLORA CHE FACCIAMO? VOLTIAMO LE SPALLE E RIPRENDIAMO A LAMENTARCI SENZA NEMMENO PROVARCI?

Marcello ha detto...

Ciao a tutti,

leggo il blog occasionalmente da tempo e per me, che vivo e lavoro a Roma da qualche anno, è una valida finestra per "sbirciare" quello che succede nella nostra città, e di cui vi ringrazio.

Trovo finalmente due minuti per commentare il post e buttar lì i miei 2 cents.

Da quando ero piccolo ho sentito spesso parlare di turismo a Gela, c'è chi lo vorrebbe come alternativa allo stabilimento, chi "in parallelo".
Non mi permetto minimamente di contestare l'idea e la buona volontà, di certo Gela ha tutte le potenzialità per poter essere un'ottima località turistica (ma i gelesi?).

Ora però ragiono ad alta voce: finchè ci sarà lo stabilimento, nessuno vorrà frequentare le nostre località. Trovo quindi poco realizzabile un contesto in cui le due cose vadano di pari passo.

Allo stesso tempo, attualmente lo stabilimento rappresenta la fonte primaria di lavoro e dell'economia gelese. La sua "rimozione" e bonifica richiederebbe tempi lunghissimi, tempi in cui comunque l'economia ne risentirebbe pesantemente, ed in cui i turisti continuerebbero a non venire. A questo aggiungerei che lo stabilimento fa "parte del DNA" del gelese, che in piazza critica l'inquinamento, ma dietro le quinte sgomita prepotente per ottenervi un posto di "lavoro sicuro", cui difficilmente vorrà rinunciare una volta ottenuto.

Tralascio inoltre il discorso "mafia", che per quel che vedo da fuori, mi sembra ormai più nominata per motivi propagandistici e quasi mai per il freno ed i problemi che pone alla nostra città.

Sintetizzando, a mio avviso i gelesi si muoveranno verso il turismo solo se e quando sarà lo stabilimento ad abbandonare la città, ma non il viceversa.
Obietterete: "E quindi?", "Stai dicendo di mollare tutto e lasciare che le cose facciano il loro corso?". No.

E' giusto muoversi verso il turismo, e non trovarsi impreparati se e quando l'evento si verificherà.

Quello che manca però è uno scenario intermedio, ovvero quel qualcosa che potrebbe alimentare l'economia (e la cultura) della città fra le due "ere" del petrolchimico e del turismo.
Ma in una città che ha abbandonato l'agricoltura, ed in cui il terziario è basato sui soldi investiti da chi lavora con il petrolchimico, cosa potrebbe essere realizzato con bassi investimenti e buoni profitti?
A mio avviso qualcosa che a casa abbiamo già, un computer ed un collegamento internet a banda larga.

Le grosse società nazionali/internazionali poggiano il loro business su infrastrutture informatiche: volendo semplificare, usano software per fornire servizi ai clienti... ma chi crea questo software?
Se lo creano "in casa"?. No.
Ne richiedono la creazione a società terze? Si.
E le società terze, fanno sviluppare il software dai loro dipendenti in Italia? No.
Perchè? Perchè uno sviluppatore di software in India costa meno che in Italia, ed è ugualmente capace.

Forzo un pò l'accostamento (che probabilmente susciterà sdegno ai più), ma a mio avviso il modello indiano è quello più appropriato per Gela ed il suo transitorio. Del resto è la stessa politica operata dall'ST Microelectronics a Catania: prendo gente del sud, la pago meno, loro sono contenti perchè hanno un posto di lavoro ed io incremento i miei profitti.

Formare un programmatore è un procedimento rapido ed a basso costo.
La formazione porta cultura.
Le infrastrutture esistono già (e non necessariamente servono uffici minacciabili di "pizzo").
L'attività crea una fonte alternativa di economia.

Probabilmente sto banalizzando eccessivamente, ma spero di dare almeno un'idea nuova, che possa arrivare ai più, che possa far riflettere.

Scusate se mi sono dilungato, auguro a tutti una buona giornata,
Marcello