Visualizzazione post con etichetta Informazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Informazione. Mostra tutti i post

sabato 21 febbraio 2009

L'Italia del trucco, L'Italia che siamo

Dal Presidente della "Associazione Contro Tutte le Mafie", Antonio Giangrande, ricevo e pubblico:


In Italia, come a Gela, urge il bisogno di ribellarsi alle ingiustizie. Si ha l'esigenza di trovare qualcuno che ti ascolta e che sia dalla parte del più debole. Oggi non esiste Istituzione o Associazione, che, di fatto, tuteli, contro tutti i poteri forti, i diritti dei disabili, dei disoccupati, dei carcerati, delle vittime dei reati.
Nel 2004 è nata l’Associazione Contro Tutte Le Mafie di cui sono presidente.
E’ nata proprio per denunciare penalmente i responsabili delle sopraffazioni e denunciare pubblicamente le omissioni e le omertà. Tutto questo senza favoritismi ed impunità. Sempre e comunque a favore delle vittime.
Per le sue degne finalità ha valenza istituzionale, essendo iscritta presso la Prefettura di Taranto come associazione antimafia. Dell'associazione fanno parte Magistrati, Professori Universitari, Avvocati, Giornalisti e cittadini di ogni censo. Si sono associati per divenire una unica forte voce di ribellione.
In seguito alla mia attività ho ricevuto solo ritorsioni: impedimento al lavoro e persecuzioni per reati inesistenti e con violazione del diritto di difesa. Il mio scopo è l'adozione delle nostre proposte di legge, tra cui spicca la previsione obbligatoria del difensore civico amministrativo e del difensore civico giudiziario. Figure, queste, che servirebbero a difendere i cittadini da lobby e caste.
L'associazione è ONLUS. Non riceviamo finanziamenti da nessuno, né gli aderenti pagano alcunché. Le spese e le attività sono tutte a carico del Presidente, pur nella sua indigenza, aiutato dai suoi familiari. A suo carico sono anche le responsabilità per le cose sacrosante che denuncia e che, per molti, devono essere sottaciute.
Ai media chiedo di aiutarmi a denunciare una realtà che ai più è sconosciuta, alla politica chiedo l'adozione delle mie proposte di legge, affinché si lasci una società migliore ai nostri figli, ai magistrati chiedo di essere giusti ed equi, rispettosi dei cittadini e della legge, senza impunità per nessuno.
Vivere in un ambiente dove tutti non vedono, non sentono, non parlano delle ingiustizie, che ci sono, ma che non vengono conosciute, significa essere emarginato ed essere accusato di devianza dalla conformità imperante.
Tutto questo mi costa l’essere ignorato dalla maggior parte dei media, anche se qualche direttore di testate giornalistiche haaderito alla mia associazione e la sostiene dandole la visibilità che si merita. Molti mi dicono perché lo faccio e perché non mi disinteresso delle vittime delle ingiustizie, che spesso sono irriconoscenti, in questo modo, guadagnandoci... Il mio fine non è il denaro.
Tra le mie inchieste, ho provato, tra le altre cose, che tutti i concorsi pubblici sono truccati o truccabili, che in carcere ci stanno i presunti innocenti e che in Italia vi sono stati 4 milioni di errori giudiziari.
Ma chi è realmente la mafia?
Solo chi è prepotente? O anche chi è potente? Oppure ancora per mafia deve intendersi anche chi, col silenzio o a causa del timore, potrebbe finire per essere in un certo senso colluso?
Nei piccoli comuni, come può essere Gela, come nei grandi centri vi è un agglomerato di interessi politici ed economici, che non vanno assolutamente toccati. Chi ne fa parte usa ogni mezzo per tutelare il sistema, spesso con l’illegalità e la violenza. Chi rimane fuori cerca di denunciarlo al mondo, ma rimane inascoltato ed emarginato. Ignorato da tutte le istituzioni e da tutte le forze politiche. Si combatte contro un muro di gomma. Poi si lamentano che la gente scende in piazza nei VAFF...DAY.
l’Associazione Contro Tutte le Mafie, è operante gratuitamente in tutta Italia, quindi anche a Gela ma per obbligo di legge deve essere iscritta solo presso la Prefettura della sede legale.
Se il Volontariato, in Italia, sopperisce agli effetti dell'inefficienza del sistema pubblico, l'Associazione Contro Tutte Le Mafie è l'unico sodalizio che denuncia e combatte le cause e i responsabili di queste inefficienze. Per questo siamo emarginati dalle istituzioni locali, ma siamo stimati dalle istituzioni centrali.
Noi divulghiamo l’educazione alla legalità. A tal fine è stato pubblicato un saggio d’inchiesta sconvolgente di pubblico interesse nazionale: si intitola "L'Italia del trucco, l'Italia che siamo".
Esso è il “libro bianco delle illegalità sottaciute”. Un libro "senza peli sulla lingua".
La peculiarità dell’opera necessita di una promozione capillare, adeguata e qualificata, tenuto conto dell’importanza dei suoi contenuti per lo sviluppo socio – culturale degli italiani.
Il libro, in molti istituti statali superiori di tutta Italia, è adottato particolarmente dai docenti di diritto o delegati alla legalità o all’educazione civica. L'approfondimento delle tematiche contenute è affrontato in gruppi di lettura o di studio.
Comunque, è un libro che chiunque, con cultura ed intelletto, deve leggere.
Insomma, in una Italia dove nessuno legge, noi cittadini sappiamo quel poco che sinteticamente ci fanno sapere dai tg nazionali.
Il libro serve ad aprire la mente sulla realtà che ci circonda, per poter, poi, adottare le scelte di vita più opportune.
Gli argomenti trattati sono le anomalie taciute ed impunite pertinenti: Politica e Pubblica Amministrazione, Mafia e Giustizia, Welfare, Informazione, Economia, Istruzione, Ambiente, Sport.
Verità nascoste o dimenticate che rappresentano un'Italia tenuta al guinzaglio da un sistema di potere composto da caste, lobby, mafie e massonerie: un'Italia che deve subire e deve tacere.
In calce vi è il Dossier Ingiustizia redatto da un professionista forense.
Grazie a tutti voi.
Antonio Giangrande
Presidente
Associazione Contro Tutte le Mafie

giovedì 4 dicembre 2008

Quando al potere c'erano rigore e modestia

Eletto consigliere comunale per poi dimettersi per far "scalare" la lista.
Eletto deputato regionale.
Eletto presidente della provincia regionale di Caltanissetta.
In poco tempo ha vinto tutte le competizioni alle quali si è presentato.
Forse spinto da un più che giustificabile senso di colpa, l’on. Pino Federico, presidente della provincia di Caltanissetta e deputato regionale, ha deciso di rifiutare lo stipendio da presidente della provincia.
Gesto nobile, che in pochi, forse nessuno, avrebbe sognato di fare, segno che i soldi non rappresentano l’unica discriminante della sua vita, politica e non.
Rinunciare a quei soldi, praticamente lavorare gratis, non è una scelta che in molti avrebbero fatto, anzi.
Beh, lavorare gratis proprio no...
Ricordiamoci che pur sempre percepisce lo “stipendio” di deputato regionale, il quale non è proprio quello di un operaio o di un impiegato, né tantomeno quello di un presidente della provincia...
Il parlamento siciliano è composto da 90 deputati, i quali hanno a disposizione un budget di 22 miliardi di euro all’anno!
I soldi ci sono... in compenso mancano i servizi!
Ed ecco che nascono le migliaia di aspiranti politici che hanno capito come vivere bene senza fare grandi fatiche.
Un esempio? Un deputato semplice all’Ars ha diritto ad una indennità di 7.800 euro netti, a cui si aggiunge una diaria di 4.000 euro, 1.000 euro di rimborso spese, 700 euro fra spese telefoniche e viaggi e 4.700 euro per i portaborse!
E stiamo parlando di cifre mensili...
Vi gira la testa? prendete un'aspirina perchè nono ho ancora finito.
Infatti, visto che queste sono solo indennità, veniamo ai privilegi: la pensione sarà computata al 100% dell’ultima indennità se il deputato è riuscito ad arrivare almeno a 2 anni e 1\2 di presenza all’Ars (c’è chi ci resta per vent’anni...); le spese sanitarie in Italia e all’estero sono pagate a vita per il deputato e per i familiari!
E c’è gente che fa i “viaggi della speranza” per potersi curare...
Lo stesso vale per i mezzi di trasporto, gli ingressi nei teatri e nei musei e hotel.
Facendo quattro conti, 260.000 euro per 518 ore di sedute in 5 anni, di cui 130 sedute sospese dopo 5 minuti di “lavori”...
Questo per un deputato regionale “semplice”, che non abbia cioè alcun incarico, alcuna commissione...
Un bell’investimento per chi va a votare per portare avanti i propri diritti!
Bella forza, a queste condizioni anch’io avrei rinunciato al mio stipendio di presidente della provincia. Sono circa, euro più euro meno, 40.000 euro al mese per un deputato regionale.
Che dite? Gli serviranno davvero tutti?
Magari ricordatevelo quando ne incontrate uno, anzi, magari chiedeteglielo se gli servono davvero tutti.
C’era una volta un presidente della Repubblica che, a fine anno, restituiva ciò che del suo appannaggio non gli era servito, cosa che con nessun’altro si sarebbe ripetuta.
Era lo stesso presidente che, quando in un’alba dell’11 maggio del ’48, incontrò Giulio Andreotti (si, già c’era...) che lo voleva eletto replicò timidamente che una caduta dal tram lo aveva reso claudicante e dunque privo “della prestanza fisica necessaria per le pubbliche cerimonie”. Era il primo presidente dell’Italia repubblicana, Luigi Einaudi appunto. Settant’anni fa.
Historia magistra vitae.
Fonte cifre: Vision

mercoledì 30 luglio 2008

Gela e la politca manageriale

Tutti siamo stupiti dal crescente trend di consensi che la destra politica, movimenti autonomistici inclusi, ha recentemente confermato. Vari osservatori notano che la fase ideologica sia tramontata o che la politica, in quanto tale, sia stata spazzata via dall’interesse della gente comune. Fornire delle chiavi di lettura è un modo per farsene una ragione, ma ciò che stupisce e disorienta è che ciò avviene, in Italia e fino alle periferie provinciali, con un consenso trasversale alle classi sociali. Qualcosa di nuovo e di meramente “tattico” sembra inficiare questa tendenza, non spiegabile con la semplice mutazione consapevole dei consensi. Tenterò di proporre una chiave di lettura che mi sembra verosimile. La seconda repubblica nacque contestualmente con il grande tema della “modernizzazione” del paese, dopo decenni di predominio democristiano, che aveva fatto della mediazione a tutti i costi e della moderazione come fine i suoi capisaldi. L’Italia era un paese che sentiva, a pelle, la necessità di alleggerirsi sotto tutti gli aspetti, alcuni connessi alla burocrazia, ai servizi, al mercato del lavoro, financo alla fruizione delle libertà collettive. Il nascente Partito (o Club per alcuni) di Forza Italia seppe interpretare questo tema coniando un termine dall’allusivo significato: “Azienda Italia”. Per i più la locuzione era congruente con le attese di modernizzazione e di efficienza che la metafora evocava, effettuando un richiamo all’apparenza legittimo tra l’ipotizzata efficacia di una conduzione aziendale ed il modernismo che doveva applicarsi a quello che un tempo veniva indicato come Stato o meglio come Patria (come amavano chiamarla proprio i militanti di destra). Il leader maximo di questa dottrina è stato ed è l’attuale Presidente del Consiglio che sul piano dei valori aziendali può vantare successi oltre ogni ragionevole previsione. Gestire uno Stato come un’azienda significa avere una “vision” della cosa pubblica, vision personale (è prerogativa degli Amministratori Delegati di un’azienda) e non necessariamente condivisa e declinata come poteva esserlo un’ideologia, significa che l’efficacia dell’azione deve essere assicurata da una gerarchia funzionale al leader, che l’efficienza può essere perseguita anche sacrificando (in azienda si dice innovando) assetti e organizzazioni, ed infine il risultato viene misurato con indicatori di ritorno che non sono tipicamente sociali ma prevalentemente economici. E’ chiaro che il raffronto non si ferma qui. Tutti i mezzi che supportano l’efficacia dell’azione nel mondo aziendale (e vi assicuro che esiste una vasta letteratura in merito) sono stati riversati nella gestione politica della cosa pubblica, invertendo quella che era la fase storica che aveva visto la politica fagocitare le logiche amministrative dello stato. Ora si è spettatori di una fase ove le metodologie aziendali fagocitano la politica. Ne cito solo una come rappresentativa di molte altre. La tecnica del “framing” ben rappresentata da Gorge Lakoff nel libro “Non pensate all’elefante” fece vincere le elezioni americane ai conservatori portando George Bush alla Casa Bianca per una manciata di voti. Questa tecnica fu ben usata, in Italia, dalla coalizione di destra nelle battaglie politiche pre-elettorali e dai più confusa con l’antagonismo eccessivo tra avversari, più volte criticato dal Presidente Napolitano. In realtà era un modo per imporre, nei confronti dialettici, temi cari alla destra, accusando l’avversario e costringendo l’antagonista politico a discutere sui temi imposti dall’accusa, appunto facendo “framing” ossia definendo a priori la “cornice” su cui scontrarsi. Bene, con questo esempio voglio dire che oggi i metodi aziendali hanno avuto il sopravvento sull’agone politico, veicolando la comunicazione tramite metafore che piacciono ai cittadini: “più sicurezza nelle strade”, “non mettere le mani in tasca agli italiani”, “una giustizia perennemente inefficace e settaria”, “le aziende che non aumentano la produttività solo perché il lavoro non è flessibile” e così continuando. Tutte metafore che fanno presa, in più amplificate dal condizionamento dei media che o fanno parte dell’editoria del leader o pongono un’attenzione spasmodica a non uscire da una comunicazione metaforica standard. Tutto questo crea effetti mai sperimentati prima. E’ come se due grandi discipline si fossero unite insieme generandone un’altra: “La politica manageriale”. E’ come quando la bioingegneria fece passi da gigante semplicemente integrando conoscenze e strumenti dell’una e dell’altra disciplina, una medica e l’altra ingegneristico/strumentale. Di fronte a questa macchina da guerra, non solo mediatica ma anche metodologica, i partiti tradizionali non possono granché, a meno che non si dotino di altrettanti mezzi metodologici. E’ come se il Partito Democratico, pur portando su di sé assunzioni di rischio riconosciute da tutti (mi riferisco alla semplificazione del quadro politico), andasse in guerra in costume da bagno di fronte ad un avversario armato di corazza e armi laser. Il quibus è quindi anche un problema di tattica, assolutamente ignorata dai più quasi fosse poco degno considerare anche questi aspetti. Oggi la managerialità è entrata prepotentemente nella politica e non solo per renderla efficiente ma per prosciugarne tutta la linfa che fino ad ora l’aveva alimentata. La richiesta che viene dai cittadini è, guarda caso, in sintonia con la metafora manageriale, ma gli stessi non ne conoscono a fondo tutti gli effetti. Questa, a mio avviso, è una cruda chiave di lettura che permea tutta questa fase storica e politica e che spiega i trend apparentemente inspiegabili. Ecco, se l’opposizione del Partito Democratico si metterà al pari con le metodologie di coinvolgimento dei cittadini e contestualmente caratterizzerà il suo riformismo rendendolo comprensibile e desiderabile dai più, potrà forse sperare di riprendere in mano la situazione, altresì non recuperabile pensando solo che gli effetti nefasti di questo dirigismo abbiano a manifestarsi nel lungo periodo.

Scritto da: Sebastiano Abbenate

lunedì 21 luglio 2008

Gela come Middelgrunden?

Il parco eolico offshore Middelgrunden (Danimarca) ha una potenza di 40 MW.

Il progetto consiste in 20 turbine di 2 MW ognuna, posizionate a circa 2 km dal porto di Copenhagen in acque poco profonde (3-5 m). Il parco eolico è posseduto per il 50% da una cooperativa e per il rimanente da un’impresa di Copenhagen.
La prossimità del sito alla città di Copenhagen ha fatto sì che questo progetto rientrasse in un’indagine iniziale sul processo pianificatore e sull’impatto ambientale e paesaggistico già nel 1997. Questo progetto ottenne le autorizzazioni alla pianificazione nel maggio 1999, e l’approvazione politica formale dall’Agenzia per l’Energia Danese nel dicembre 1999. La costruzione iniziò nell’aprile 2000 e le turbine iniziarono la loro produzione commerciale nell’aprile 2001.
Il coinvolgimento di cooperative su larga scala fu essenziale per legittimare il processo di pianificazione e guadagnare consenso popolare in siti così vicini alla città.
Nel 1996, l’ufficio per l’Energia e l’Ambiente di Copenhagen (CEEO) prese l’iniziativa di proporre ed organizzare il progetto.
Venne creato un gruppo di lavoro costituito principalmente da cittadini delle zone interessate dall’eolico.
All’inizio, solo persone dell’area comunale potevano comprare quote, ma nel 1999 in Danimarca entrò in vigore una nuova legge, per cui tutti i cittadini danesi (e non) potevano comprarle. Nel 1996 la società Cophenagen Energy (CE) iniziò a valutare la fattibilità di un parco eolico offshore a Middelgrunden. Dopo 2 anni di negoziazioni, superate le differenze politiche, fu sottoscritto un contratto tra la cooperativa e la società .
Il dipartimento per l’energia eolica e la società pubblica SEAS,
consulente della CE, diressero l’organizzazione del progetto.
CE possedeva una forte organizzazione per quanto riguarda la tecnica, ed il lavoro degli appaltatori, la cooperativa invece conosceva il settore privato ed aveva entusiasmo, la ditta appaltatrice invece aveva migliori contatti con il settore pubblico e con la stampa.
Il mandato basato sul locale e cooperativo, insieme con la municipalità di Copenhagen hanno costituito una significante precondizione per lo sviluppo del progetto.
Questa cooperazione ha portato credibilità di fronte ai politici ed al pubblico.
La cooperativa consiste in 40500 azioni. Ogni azione rappresenta la produzione di 1000kWh/anno ed è venduta per 568€.
Hanno aderito all’iniziativa 8500 azionisti, principalmente individui residenti nell’area. Hanno aderito però anche società private, organizzazioni non governative ed istituzioni. Nell’ottobre 2000 furono vendute il 100% delle azioni.
Questo progetto rappresenta il più grande parco eolico nel modo con la doppia partecipazione.
Tutte le quote sono state pagate in anticipo a garanzia della costituzione della cooperativa. Fu preparato anche un prestito ad hoc per tutti gli azionisti.
No... non è fantascienza!
Fonte della notizia: www.ventofavorevole.org

sabato 19 luglio 2008

Il potere dell'energia... o dove spira il vento?

Esistono progetti di grosse dimensioni che avranno grossi impatti ambientali sul nostro territorio, che stanno per essere realizzati.

Finanziatori di tale progetto però non sono imprenditori locali o sinergie che nascono dal nostro territorio (magari...), bensì è l’impegno che la società Energie Elettriche sta impiegando affinchè nel rispetto dell’inquinamento del nostro pianeta, volge ad utilizzare fonti di energie rinnovabili.
Nasce così il progetto del parco eolico offshore, che sorgerà a ridosso delle nostre coste. Sicuramente non possiamo che essere contenti dell’impegno che i grandi che comandano l’economia mondiale, abbiano deciso di cambiare tendenza. Si perché chi decide se il nostro pianeta può continuare a sopravvivere o meno, è solo chi detiene il potere di produrre energia!
Ma è proprio possibile che questi grandi colossi possono fare e disfare tutto anche sul nostro territorio, solo perchè hanno deciso che solo adesso non si deve più inquinare per produrre energia?
Ben venga il parco eolico, ma la sua dislocazione nel nostro mare, è stato messa a conoscenza della popolazione? E ancor di più i nostri amministratori ne sapevano qualcosa?
Di certo non posso non ricordare la recente mozione partita da questo Blog e sposata dall' Associazione Vox Populi con la quale si è portata a conoscenza di tutta la cittadinanza di questo parco eolico off shore, e della scadenza del parere di impatto ambientale scaduto a marzo.
Con enorme sorpresa i cittadini, inconsci di quanto stava accadendo, si sono espressi favorevoli alla realizzazione di un impianto del genere, ma in una location diversa. In fondo il nostro territorio, già sfruttato abbondantemente da compagnie petrolifere, verrebbe oltretutto sfruttato anche da chi adesso produce energia.
Guardate la foto sopra: bello spettacolo... vero?
Ma alla fine che vantaggio ne traiamo? Non mi sembra che i gelesi usufruiscano di notevoli agevolazioni per l’acquisto del carburante, nè tanto meno ci concederanno sconti sull’energia elettrica, ma in compenso continueranno a deturpare il nostro territorio in maniera selvaggia ed incontrollata.
Lancio una proposta di una partnership popolare tra gli abitanti di Gela, in modo da renderci partecipi di questo progetto!
Lo hanno gia fatto a Middelgrunden, in Danimarca, dove lì gli amministratori... amministrano davvero, e non fanno orecchie da mercante infischiandosene di ciò che pensano i loro cittadini!
Abbiano gridato la nostra protesta, ma forse lo abbiamo fatto dal lato sbagliato.
E’ dal lato dove spira il vento che bisogna gridare forte, lo stesso vento che poi muoverà le enormi pale dei generatori eolici.

lunedì 16 giugno 2008

Ma le province... a cosa servono?

Mentre leggevo qualche notizia qua e là sul web, mi sono imbattuto su una considerazione sulle nostre province: servono? E a cosa servono?
Il rush finale della lunga maratona elettorale siciliana, che domani condurrà al rinnovo di otto Province su nove, rilancia il dibattito sull´utilità di enti di cui da più parti si chiede la soppressione, in nome del contenimento dei costi della politica. O si riformano queste istituzioni, con l´assegnazione di maggiore competenze, o è inutile andare avanti. Magari sarebbe “opportuno” pensare allo Statuto Siciliano con la nascita dei Consorzi tra Comuni.
Questione generale, certo. Che in Sicilia però ha una valenza ancora maggiore. Perché, la devolution, in Italia, ha assegnato maggiori poteri alle Province, che oggi gestiscono le motorizzazioni, gli uffici del lavoro, la formazione professionale. Competenze che in Sicilia restano in capo alla Regione. Amministrazioni ancora più leggere, insomma, al di qua dello Stretto. Ma solo per quanto riguarda le funzioni. Perché gli organici sono, in media, più abbondanti.
La sorpresa, se può definirsi tale, arriva dall´ultimo censimento del personale degli enti locali diffuso dal Viminale. Malgrado abbiano competenze inferiori rispetto alle istituzioni gemelle del resto d´Italia, le nove Province siciliane contano 5.885 dipendenti, cifra inferiore solo a quella relativa alle Province lombarde: 7.210 fra impiegati e dirigenti.
Ma in Lombardia c´è un dipendente ogni 1.314 abitanti, nell´Isola uno ogni 851!
La Provincia di Palermo ha cento dipendenti in più di quella di Napoli, che pure amministra una popolazione quasi tre volte più numerosa! Senza considerare che al Nord le entrate delle Province sono maggiori, derivando in parte dalle tasse sulle bollette Enel, sull´Rc auto e sull´immatricolazione delle vetture.
La Provincia di Palermo sborsa 75 milioni di euro l´anno per mantenere il proprio personale, quasi la metà della spesa corrente. Gli alti burocrati delle Province sono equiparati ai Grand Commis della Regione. E ciò determina anomalie e sacche di privilegio. Significativo il caso dei responsabili dei licei linguistici provinciali che, proprio in virtù del loro status giuridico da dirigente regionale, hanno un´indennità annua di almeno 75 mila euro! Mentre lo stipendio del preside di un istituto secondario dipendente dallo Stato, sia esso un classico o uno scientifico, si aggira sui 45 mila euro…
E’ anche vero pure che, con uno dei suoi primi atti da governatore, Raffaele Lombardo ha riscritto la composizione degli Ato rifiuti, prevedendone la forma giuridica di consorzi di Comuni ed escludendo la presenza delle Province (che prima detenevano il 10 per cento del capitale), atto alquanto incomprensibile, da parte di chi fino a ieri è stato presidente dell´Unione delle Province…
Istituzioni in crisi di identità, rimaste ancorate a vecchie, solide competenze (la scuola, le strade) ma vittime della schizofrenia della politica: nel 2005 l´Ars chiuse con una legge le Aziende per l´Incremento Turistico, ora il nuovo presidente Lombardo dice di volerle rilanciare... peccato che nel frattempo circa l´80 per cento dei 357 dipendenti sia già transitato negli uffici della Regione a occuparsi di materie per loro del tutto nuove: motorizzazioni, protezione civile.
Costi di efficienza, costi reali.
A pesare di più restano gli apparati, i consigli provinciali che si limitano ad approvare documenti contabili e regolamenti e che continuano a viaggiare a ritmo tutt´altro che frenetico. L´allarme scattò l´anno scorso, in questo periodo, quando Repubblica stimò che ciascuna delle 33 delibere approvate in cinque mesi a Palermo era costata alla collettività 21.742 euro, più o meno l´importo del salario annuo di un operaio della Fiat... Quest´anno, fino a oggi, sono state prese in esame 45 deliberazioni, ma 10 delle 24 sedute sono saltate per mancanza del numero legale.
Chissà se questo bottino contribuirà a dissipare quei dubbi sulle Province siciliane figlie di un dio minore: servono? A cosa servono?

lunedì 12 maggio 2008

Gela: La scuola per risparmiare milioni di euro!

Proseguono le iniziative targate Gelacontro.
In attuazione della seconda fase del progetto "Software Libero - La scuola: utilizzatrice e promotrice delle libere risorse" ideato dal prof. Cantaro, Il Blog Gelacontro, l’associazione Vox Populi e l’istituto E. Majorana organizzano un convegno dal titolo: LA SCUOLA PER RISPARMIARE MILIONI DI EURO.
Il convegno si terrà presso l’Aula magna dell’IISS “E. Majorana” di Gela venerdi 16 maggio alle ore 17.00.
Tale incontro è dedicato alla trattazione delle libere risorse software (Open Source) oggi copiosamente disponibili e di ottima qualità.

Verrà proposta la formazione del personale delle Pubbliche Amministrazioni, con corsi di alfabetizzazione informatica inerenti il software libero.
Sarà presentato il progetto “Software libero – La scuola: utilizzatrice e promotrice delle libere risorse”, ideato dal Prof. Ing. Antonio Cantaro.
Per fare un esempio sulla utilità del progetto e del convegno, basti pensare che grazie all’adozione del software libero, l’amministrazione della provincia regionale di Bolzano, da sola, risparmia più di 1.000.000,00 di euro l’anno!
Il nostro territorio può risparmiare, ogni anno, molti milioni di euro da destinare ad opere ed iniziative la cui carenza è cronica e consistente nel nostro territorio.
Ho già parlato in questo Blog del progetto del prof. Cantaro, questo convegno rappresenta una occasione speciale per portare a conoscenza dei nostri amministratori, i quali saranno presenti al convegno, l’enorme potenzialità rappresentata da questa risorsa.
In un presente che si barcamena tra tagli alle spese e tagli ai fondi, poter risparmiare tanti soldi altrimenti destinati all’acquisto di software rappresenta un ottimo inizio per rialzare la testa da troppo tempo tenuta sotto la sabbia!
l’Amministrazione della Provincia Regionale di Caltanissetta, l’Amministrazione del Comune di Gela, gli Enti Pubblici e Privati, le Associazioni Culturali e la Cittadinanza sono state tutte invitate a partecipare al convegno in oggetto, nella speranza che un primo e decisivo passo si faccia per poter seriamente dare risposte concrete a chi, come la nostra collettività, chiede meno spreco di denaro e più oculatezza nello spendere i soldi di noi contribuenti.
Naturalmente, sono invitati tutti gli utenti di questo Blog, nonché tutti quelli che vogliono saperne di più sull’argomento in oggetto.
Al termine del convegno, a quanti ne faranno richiesta, verrà mostrata la sala computer avente sedici postazioni funzionanti esclusivamente con software libero Open Source.
Questo è un ottimo esempio di come alle parole si devono far seguire i fatti.
E le iniziative!

sabato 10 maggio 2008

Ubi major, minor cessat...

Locuzione molto diffusa nel linguaggio comune, Ubi major, minor cessat si usa in tutte le occasioni in cui, al presentarsi di un evento importante, quello a priorità minore è trascurato.
Già, ma quali sono oggi le priorità minori? Qualcuno lo saprebbe dire?
Gela è diventata la città dove a far notizia è la (pseudo) politica –e pure di basso profilo- fatta da gente di basso profilo (non tutti, per fortuna) a cui i mass media locali (stampa e tv) dedicano uno spazio incomprensibilmente ampio. Altro spazio è occupato da notizie a carattere giudiziario, e per il resto… incrociamo le dita!
Ora, dando per scontata la buona fede dei giornalisti e la loro onestà intellettuale, mi domando se questi stessi giornalisti siano in grado di ricercare e scovare notizie differenti dagli argomenti di cui sopra. E soprattutto, se siano in grado di riconoscerle!
Credo si sia diffusa la convinzione (sbagliata) tra i giornalisti che i gelesi vogliano solo leggere notizie che riguardano la (pseudo) politica di questa città e fatti giudiziari, trascurando molto di ciò che gli succede intorno ritenendola, erroneamente, di scarso impatto mediatico, o comunque di scarso interesse pubblico. Magari trattandosi di una notizia che a loro dice poco o comunque la ritengono “lontana da loro”, ma che per la sua valenza “assoluta” andrebbe (eccome!) riportata!
Si è accorta tutta l’Italia della “impresa” compiuta dalla Squadron Leader, una impresa riportata dal più importante e autorevole mensile tematico, Volare, una impresa a cui pochi giornalisti locali hanno dato risalto, perché a Gela, appunto, queste cose non fanno notizia! Perché ai gelesi bisogna dar da bere solo notizie di (pseudo) politica, di fatti giudiziari, di incidenti e quant’altro possano far comprare un giornale con la notizia interessata sottolineata con il pennarello rosso!
Sono queste le notizie che fanno vendere i giornali!
Per fortuna non sono tutti così, per fortuna a Gela c’è ancora chi sa riconoscere una notizia che dà lustro non solo alla collettività, ma anche al giornale per il quale lavora, sia esso televisivo o stampato. Ed ecco che una nota giornalista di un noto quotidiano nazionale, tra le cronache di Gela ha inserito la notizia della notevole impresa realizzata dalla Squadron Leader -peraltro riportata ampiamente da questo Blog- articolando in modo chiaro e con enfasi il lustro e la notevole risonanza nazionale avuta da costoro per la realizzazione in versione ultraleggera dell’aereo denominato Hurricane, UNICO ESEMPLARE AL MONDO!
E per questo merita un plauso non solo da parte mia, ma da parte di tutta la cittadinanza che adesso è a conoscenza che Gela è conosciuta fuori dalle mura della città non solo per la mafia, per l’antimafia o per l’Eni, ma anche per qualcosa che fa onore a Gela e ai gelesi!
E fa onore sia a lei che ha realizzato l’articolo sia al giornale sul quale è stato riportato. Ma non fa onore a quei periodici che, pur dichiarandosi “indipendenti” hanno snobbato la notizia non ritenendola degna di essere scritta, degna di essere riportata, degna di essere letta, e degna di essere messa a conoscenza della collettività!
Magari, se all’interno della notizia stessa ci fosse stato un episodio giudiziario, o una valenza politica, forse sarebbe andata diversamente. Forse si trattava di un episodio troppo positivo da essere riportato su un periodico indipendente, forse davvero ciò che la gente vuole leggere è solo di qualche episodio giudiziario, magari cercando avidamente tra i nomi quello del vicino di casa o del conoscente che si incontra quotidianamente al bar!
Perché a Gela è di queste notizie che si vive e ci si ciba!
E’stata persa un’occasione.
Un’occasione per dare una notizia vera, una notizia di una realtà diversa da quelle che siamo abituati a vivere, una realtà che nulla ha chiesto alla collettività, ma che anzi ha realizzato il loro progetto, che gli è valso la ribalta mondiale, lavorando in silenzio!
E in silenzio è stata data la notizia, e il silenzio è stata la risposta di certa stampa!
Certa stampa che si dichiara indipendente…
Ubi major… panta cessat!

domenica 4 maggio 2008

Gela: Una via, tre piazze... e una sola città!

Mi è giunta una eMail a ideapost@gelacontro.it che di seguito pubblico:
Si è tenuta una conferenza di servizi organizzata dal Comune di GELA inerente alla presentazione da parte dell’illustre Architetto Collovà, del progetto “UNA VIA TRE PIAZZE” .
L’introduzione storica è stata veramente molto ampia, degna della nostra Città, che di storia ne ha veramente tanta e che dovrebbe essere portata a conoscenza non solo nelle aule consiliari, ma dovrebbe essere anche una forma di indottrinamento scolastico ai nostri giovani Gelesi.
Forse esalto troppo la mia Città, o forse no, perché chi conosce la storia -e se non la si conosce la si studia- si rende conto di ciò che è stata Gela nei tempi di grande fulgore.
Oggi purtroppo il fulgore è svanito, non resta nulla, restiamo solo noi che, solo volessimo, potremmo portare a nuovi splendori la nostra amata Città, iniziando con l’impegno di ognuno di noi.
Ma noi da soli non possiamo avere tale capacità rinnovatrici se non aiutati e spronati principalmente dai nostri politici e amministratori volenterosi amanti delle proprie origini, e non da quelli astrusi che non hanno voglia nemmeno di stare seduti sugli scranni del Municipio.
Dopo l’ampia introduzione storica, l’Architetto Collovà ha illustrato le varianti che si dovrebbero apportate alla nostra Città.
In seguito alla illustraziuone, vi sono stati vari interventi degli astanti che hanno accolto la bontà dell’innovazione da cui la nostra Gela dovrebbe cominciare il cambiamento. Dico dovrebbe, in quanto ho notato che i nostri Politici erano al 99 per cento assenti e quindi non interessati a quanto l’Architetto Collovà illustrava a tutti i presenti in aula consiliare.
Ciò mi lascia veramente perplesso.
Chi da incarichi così importanti e di così grande rilevanza economica e non si degna di presenziare a un progetto di grande rivoluzione ambientale, significa che non c’è volontà politica nel portarlo a termine!
Ma allora questo progetto è solo propaganda elettorale o serve solo per pagare progetti che poi non si realizzino?
Vorrei sperare che questo non accada, perché sciupare i nostri soldi in opere incompiute, come nella maggior parte dei casi accade, o ancora meglio opere terminate e lasciate all’abbandono totale, fatte scempio da vandalismo incontrollato e da incuria da parte degli Assessori preposti ai vari settori, è veramente uno schiaffo alla povertà, che grazie a Dio a Gela non manca…
Si vorrebbe, da parte degli organi preposti, maggior oculatezza nella spesa sociale, pensando bene che i soldi sottratti dalle casse del comune (cioè i nostri soldi!), venissero investiti in strutture primarie come: strade, fogne e sistemazione della condotta idrica cittadina.
Comunque ben vengano tutte le innovazioni, possibili, che diano un nuovo aspetto ambientale visivo.
Ho notato durante la presentazione di “Una via, tre piazze” che la nostra Città annovera un gran numero di esimi Architetti, e mi domando, perché a qualcuno di essi non venga la felice idea di progettare futuristicamente lo sviluppo della nostra riviera marittima dando lavoro e benessere per se e per la nostra Città rendendola attrattiva ai turisti di ogni dove?
Inoltre leggendo l’articolo sul Corriere di Gela, a firma dell’Ingegnere Maurizio Marino dal titolo “che ne sarà della Piazzetta Santa Lucia?”, noto che l’ingegnere si preoccupa solo della piazzetta in cui ha lo stabile o lo studio, senza nessun interesse per quanto avvenuto in altri siti della Città!
Bisogna pensare in grande, vagliare con attenzione tutto quanto avviene nel nostro territorio dando suggerimenti e pareri veramente innovativi che abbiano un futuro per i nostri giovani.
Questo è quanto dovrebbero fare i nostri amati Architetti, senza far arrivare menti eccelse da fuori dalle nostre mura, perché QUI VIVIAMO e di mente eccelse, sono sicuro, ne abbiamo anche nel nostro Paesone.
Nunzio T.

venerdì 2 maggio 2008

Gelacontro denuncia: Lombardo, fuori le palle!

E dunque Milano avrà il suo Expo nel 2015.
Non si tratta di vedere il “vicino di casa” che ha appena ottenuto un obiettivo di importanza notevolissima. Tuttavia, questo evento crea non poche preoccupazioni.
La realizzazione infatti di infrastrutture logistiche e di tutto l’apparato che servirà all’organizzazione dell’Expo ammonterà a decine di milioni di euro. E questa spesa, oltre che da capitali privati, dovrà essere affrontata anche con finanziamenti pubblici, e il tutto in soli sette anni.
Considerando che davanti a noi si presenta un periodo non positivo per l’economia italiana, le risorse dovranno essere “ritagliate”, sottraendole, di fatto, a quelle che si sarebbero dovute inviare al Sud, se consideriamo anche la politica della Lega.
La coperta è troppo corta, se tiri dalla testa si scoprono i piedi.
Il governo (e l’opposizione) dovrà sbrigasi a reperire quei fondi, e l’unico modo è quello di tagliare gli sprechi.
Il federalismo fiscale può aiutare, ma solo se fatto bene: passando dallo Stato centrale alle Regioni, aumenta il tasso di responsabilità, perché così capiremo se i soldi per le tasse che paghiamo sono spesi bene o male.
Noi siciliani avremmo già dovuto rivendicare il “nostro” federalismo appellandoci al nostro Statuto speciale.
Quando la Sicilia rivendica l’autonomia dello Statuto lo fa più per forma che per sostanza. Nessuno dei Governi della Regione, infatti, in sessant’anni ha mai avuto azioni forti per il rispetto del nostro Statuto. E vi è ancora un’altra inadempienza, gravissima, dei presidenti della Regione e dei loro governi: non aver mai posto dinanzi alla Corte Costituzionale, la questione della disparità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge (art. 3 della Costituzione) nel momento in cui tre regioni d’Italia (Veneto, Liguria e Val d’Aosta) sono dotate di ricchi casinò che danno una notevole ricchezza all’intera regione. Qualcuno obietterà che altre tre regioni a Statuto Speciale (Friuli, Sardegna e Trentino) non hanno mai fatto questa rivendicazione, ma lo Statuto Siciliano è LEGGE COSTITUZIONALE, mentre quello delle altre regioni non lo sono!
I presidenti della Regione si sono comportati come se avessero avuto l’anello al naso, regalando a noi siciliani, invece dell’orgoglio di esserlo, una umiliazione di una classe politica che non ha saputo rappresentare questi punti di forza ai Governi nazionali. E nemmeno ha saputo mettere con determinazione sul campo iniziative politiche per ottenere il rispetto di tutte le norme dello Statuto, in particolare l’istituzione dell’Alta Corte (art. 24) e le funzioni del Presidente della Regione come Capo della Polizia (art. 31)!
La classe politica ha stracciato lo Statuto, anzi, peggio ancora, lo ha utilizzato come scudo per non far crescere la Sicilia e mantenere lo stato di bisogno dei cittadini con i quali ha scambiato regolarmente il consenso elettorale!
Aggiungo che alla luce dei comportamenti di questi sessant’anni, la classe politica ha mantenuto volutamente in stato di bisogno i siciliani, ritenendo che avessero l’anello al naso, in modo da farli accorrere a frotte nelle loro segreterie!
Un bel successo di cui si dovrebbero vergognare tutti i Presidenti passati!
Per quello attuale... staremo a vedere!

martedì 29 aprile 2008

"Andava meglio quando andava peggio..."

La legislatura più breve della storia della Autonomia Siciliana lascia un "buco" da due milioni e mezzo di euro! La somma necessaria per garantire le liquidazioni dei 41 deputati che non si sono ricandidati o non sono stati rieletti nelle consultazioni del 13 e del 14 aprile. Una maggiore spesa che non poteva essere messa in preventivo, a dicembre, quando i funzionari dell´Assemblea misero su carta il bilancio preventivo poi varato dal consiglio di presidenza. Perché la sentenza che pendeva sul capo dell´ex governatore Cuffaro metteva sì in ansia i parlamentari ma l´amministrazione non poteva statuire in un documento ufficiale la possibilità di uno scioglimento anticipato del Parlamento
E così è arrivata la mazzata senza che nessuno nei piani alti dell´Assemblea, potesse prendere le precauzioni. Tutti i parlamentari a casa, e quasi la metà degli uscenti non sono riusciti ad acciuffare la riconferma alle urne. L´effetto immediato: la necessità di reperire i fondi necessari per garantire i trattamenti di fine rapporto.
La segreteria generale dell´Ars non è ancora in possesso dei dati ufficiali, anche perché la proclamazione dei nuovi eletti avverrà soltanto il 5 maggio. Ma, sulla base dell´esito ufficioso delle elezioni, i tecnici hanno già fatto i primi calcoli sulle somme da liquidare: 11.700 euro a deputato, senza contare gli incarichi!
Le liquidazioni più alte, ovviamente, andranno ai parlamentari con la maggiore anzianità a Palazzo dei Normanni: si tratta proprio di Cuffaro e dell´esponente di Forza Italia Salvo Fleres, che hanno lasciato l´Ars dopo 17 anni (entrambi sono stati eletti al Senato). A loro toccherà un Tfr di circa 160 mila euro!!!
In questa speciale graduatoria seguono 14 deputati con due legislature e mezzo (12 anni in tutto) alle spalle, ai quali verrà garantita una liquidazione di oltre 110 mila euro!
Quindi un folto gruppo costituito da 20 ex inquilini del Palazzo che hanno vissuto solo l´ultima legislatura-lampo, e che, per i 19 mesi di permanenza in Assemblea, avranno diritto a una liquidazione di 18 mila 720 euro!.
Di contro, fra i suddetti venti - nell´elenco ci sono nomi di rilievo come Gianfranco Micciché e Rita Borsellino - sono anche i più "sfortunati" parlamentari della storia dell´Ars: non essendo giunti a metà della legislatura non avranno neppure la pensione…
Poverini....
Intanto il problema più immediato, per i 41 deputati che non faranno ritorno nel Palazzo, è quello di ottenere le liquidazioni. Perché i soldi, al momento non ci sono. E allora dovrà essere nuovamente l´Amministrazione Regionale, che non naviga nell´oro, ad allargare i cordoni della borsa e trasferire i due milioni e mezzo occorrenti.
In compenso, nella quindicesima legislatura, il Parlamento regionale risparmierà sui contributi ai partiti. Per effetto del dimezzamento del numero dei gruppi parlamentari, che da otto passano a quattro, la somma relativa ai trasferimenti scenderà dai 3 milioni 959 mila euro del 2007 ai 3 milioni 618 mila euro previsti per il 2009. Ciò accade perché decade il regime transitorio che vedeva un contributo decrescente in rapporto al numero degli iscritti, e che premiava i gruppi più piccoli.
Il meccanismo in vigore, adesso, contempla un contributo fisso per deputato, pari a 3.350 euro al mese. Così, i maggiori partiti che hanno visto accrescere la propria rappresentanza, avranno maggiori finanziamenti: il Pdl passa da 90 a 117 mila euro mensili, l´Mpa da 33.500 a 53.600, mentre il Pd conferma più o meno la propria dotazione di 93.800 euro e l´Udc scende da 60 a 37 mila. A questa cifra vanno sommati i contributi che l´amministrazione dell´Ars versa a ogni gruppo per l´assunzione dei cosiddetti "stabilizzati": 43 mila euro per ogni contratto siglato.
Mi chiedo: ma come è possibile che in Italia, e in Sicilia in particolar modo si muore di fame e i nostri parlamentari prendono indennità pazzesche senza far nulla?!
Siamo nel 2008, e molte persone commentano gli sprechi,le infiltrazioni mafiose, le bruttagini della politica. Ma noi siamo Italiani, e dunque sappiamo soffrire in silenzio, anzi a tutte quelle cose che non piacciono rispondiamo: "benvenute!" Meglio non fare nulla, ma lamentarsi!
Intanto i politici che hanno capito benissimo come siamo e come non sappiamo reagire ci “picchiano” ancora. E per tutta risposta noi assistiamo e subiamo inermi gridando: “si, frustami ancora!”!
Poi dovremmo commentare che si sbafano un trattamento di fine rapporto dove un cittadino medio forse non guadagnerà neanche in quarantanni.
Ce lo meritiamo!!! O forse no…
Ci restano solo i luoghi comuni: “Quando c’era lui…” ; “Andava meglio quando andava peggio” ; “Benedetta Lira…”

domenica 27 aprile 2008

Gela: rivive una leggenda!

Comincia il viaggio del blog Gelacontro dentro la “Gela che funziona” .
In questa terra piena di disagi e patimenti, trova ospitalità una realtà a dir poco sorprendente. Una realtà voluta da gente che ha fatto della passione per il volo prima un hobby, poi una ragione di vita. E se il nome di Gela è salito alla ribalta a livello nazionale e internazionale il merito va tutto a “quel manipolo di appassionati della Squadron Leader, piccola realtà aeronautica siciliana”.
Il dott. Paolo Marletta, il rag. M. Tuccio e la sua squadra di appassionati, ha fatto rivivere un aereo che è la storia dell’aviazione, il caccia britannico Hawker Hurricane, realizzando dapprima un prototipo ingegneristico in legno e quindi l’esemplare in metallo e compositi che è valsa la ribalta della scena internazionale.
Infatti, il noto mensile di aviazione “Volare”, periodico nazionale e internazionale, ha addirittura dedicato la copertina al caccia realizzato dalla Squadron Leader!
Lo storico aereo, definito “difensore dell’Impero britannico” fu costruito tra il 1936 e il 1944 e ha avuto l’onore di essere l’autore dell’abbattimento di oltre la metà degli aerei tedeschi durante la battaglia d’Inghilterra.
Una leggenda nel campo degli aerei.
Una leggenda che rivive proprio a Gela, in una città il cui nome è spesso legato soltanto alle ciminiere dell’Eni o alla lotta antimafia che vi è in atto col sindaco in testa. La mafia, il sindaco antimafia, l’Eni, rappresentano ciò che emerge più facilmente dalle cronache quotidiane, rispetto alle altre belle realtà che qui operano senza clamore e senza riflettori.
“L’Hurricane è stato realizzato con notevole competenza dalla Squadron Leader di Gela –si legge nel mensile Volare- e riproduce fedelmente in chiave ultraleggera il celebre caccia della Royal Air Force.
Un’operazione inedita, unica al mondo, che oltre all’aspetto tecnico e sportivo tocca anche l’aspetto culturale, visto che l’Hurricane fa rivivere un pezzetto di storia della Seconda Guerra Mondiale.
Il dott. Paolo Marletta, realizzatore sia del progetto, sia dell’aereo in questione, precisa che per la costruzione della replica non sono stati usati kit di montaggio già pronti all’uso, ma tutto -dalle bozze, ai prototipi, ai pezzi finali- è stato costruito in una officina da lui stesso attrezzata che è stata pure scenario delle prove di carico svolte sul velivolo da ingegneri collaudatori fatti venire appositamente. Naturalmente per le parti più “tecniche” si è avvalso della collaborazione di officine meglio attrezzate presenti sul territorio italiano.
Oltre ai già citati dott. Marletta e rag. Tuccio, a questo progetto hanno contribuito il comandante R. Berardi e G. Malgaro. Un ruolo decisivo per lo sviluppo e il collaudo lo hanno avuto altri due personaggi di tutto spicco: il comandante Jack Zanazzo, pilota delle frecce tricolore, e l’astronauta Maurizo Cheli, primo astronauta italiano a salire sullo Shuttle!
La piccola realtà della Squadron Leader ( www.squadronleader.it ) è una testimonianza di come a Gela ci siano delle realtà sconosciute ai più, realtà che fanno onore alla nostra città e ai nostri abitanti.
E’ una testimonianza di come a Gela ci siano delle menti brillanti che pensano “fuori dagli schemi”, quelle stesse menti che con la loro passione e senza chiedere nulla alla collettività portano avanti i loro progetti nelle loro attività di nicchia, che diventano di dominio pubblico quando esse vengono fatte balzare all’occhio da chi non vive di solo Eni, politica o antimafia.
Non è un caso che di questa realtà si siano accorti in tutta l’Italia e in tutto il mondo tranne che a Gela!
Tutta la cittadinanza dovrebbe ringraziare questo manipolo di appassionati del volo perché grazie a loro si parla di Gela in tutta l’Italia, in tutto il mondo, per un prodotto mai realizzato prima d’ora!
Ed è per questo che oggi su questo blog lancio la proposta al nostro sindaco Rosario Crocetta di un Riconoscimento Pubblico alla Squadron Leader, per aver portato in alto il nome di Gela in tutto il mondo!

giovedì 24 aprile 2008

Gela, che fine ha fatto l'Interporto?

Nel mese di Marzo 2008 nei locali della CGIL, dove erano presenti le più alte cariche Locali, Provinciali e Regionali del Sindacato fu stabilito di chiedere all'amministrazione Comunale, tramite l'Assessore Ing. Ugo Granvillano, l'inserimento del Progetto Interporto nel nuovo piano regolatore della città di Gela. L’altro ieri, il presidente del consiglio comunale dietro sollecitazione del Sindaco, chiedeva al consiglio comunale di Gela la tempestiva approvazione del nuovo piano regolatore senza fare alcun riferimento all'inserimento del progetto di massima dell' Interporto. Da questa notizia si sono alzati gli scudi della nostra associazione che chiede pubblicamente notizie certe al Sign. Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale su quale fine abbia fatto il progetto di massima dell'Interporto presentato e protocollato presso il Comune di Gela in data dell'otto ottobre 2007 e se lo stesso progetto è stato consegnato a tutti i consiglieri Comunali per esaminarlo come previsto dalla norma vigente. Chiediamo inoltre al Presidente del Consiglio Comunale di Gela, che venga convocata una riunione monotematica del civico consenso per conoscere se il progetto per la costruzione del nuovo porto rifugio abbia superato tutto l'iter burocratico per andare in gara e se il progetto Interporto è stato inserito nel nuovo piano regolatore. In tale contesto e alla prossima riunione del civico consenso del Comune di Gela, chiediamo la presenza autorevole del Deputato Regionale neo eletto On. le Pino Federico appartenente all’ MPA e del Presidente della Regione Sicilia On.le Raffaele Lombardo, in modo che si faccia garante e sia punto di riferimento per tutto il consiglio comunale di Gela presso la Regione Sicilia per dare quella spinta necessaria in sede regionale per la realizzazione delle infrastrutture marittime (Nuovo Porto Rifugio e Interporto). In tale contesto facciamo notare che l'ufficio progetti della nostra Associazione INTERPORTO composto dall'Ing. Ugo Lo Piano, l'Ing Rosario Agati e da altri prestigiosi professionisti ha in corso di realizzazione un progetto di massima da presentare al Comune di Gela e alla Capitaneria di Gela inerente l'ubicazione di nuovi posti auto nell'area demaniale che va dal fiume Gela fino al club Vela. Da una nostra attenta analisi è stato rilevato che si possono ricavare tra gli 8.000 e i 12.000 posti auto, considerato che vi sono punti di demanio che raggiungono quasi 400 metri dal mare, creando dei posteggi in terra battuta con un investimento irrisorio (come l'attuale posteggio ex Lido La Conchiglia) (...).
In tale contesto si è pensato di bonificare il fiume Gela rendendolo navigabile per un Km solo per le piccole imbarcazioni da diporto. Inoltre all’interno del fiume Gela, bonificato e dragato, si creerebbero tra i 500 e i 1000 posti barca. Strano risulta il silenzio degli ambientalisti per la l’attuale realizzazione di parcheggi in pieno centro storico e a Caposoprano, portatori di inquinamento e di malattie all’apparato respiratorio (…).
L’idea dei nostri progettisti è di creare un grande HUB per auto adibito a posteggi nell’area demaniale che costeggia il fiume Gela e fino al Club la vela, lasciando circa 50 metri di spiaggia come area di rispetto per le esigenze balneari dei bagnanti e lasciando immutata l’ attuale ubicazione dei lidi. Le risorse finanziarie ci sono, considerato che il ministero dell’Ambiente le sta già erogando al Comune di Gela per la creazione di aree adibite a verde. (…)
L’area verde della fascia costiera che va dal posteggio ARENA potrà essere lasciata ai legittimi proprietari privati con l’obbligo per gli stessi proprietari di pulizia, disinfestazione e di piantumazione dei loro piccoli lotti di terreno evitando di appesantire ulteriormente le casse Comunali. Creando in tal modo una fascia costiera visibile dal mare, dal lungomare e dalle vie soprastanti piena di alberi e fiori e soprattutto curata e disinfettata a dovere per evitare l’attuale ricettacolo di topi, insetti e serpenti. Purtroppo ci risulta che l’Arch. URBANI nel nuovo piano regolatore ha destinato, quel poco verde privato rimasto nella sottostante via Istria in altri parcheggi auto da costruire oltre al costruendo parcheggio ARENA. Allucinante e fuori dal tempo, come se Gela si dovesse svilupparsi solo negli angusti spazi del centro storico già intasato e massacrato dai gas delle auto che vi circolano (…).
Non si capisce come mai, nelle grandi città vengono imposti i pass ecologici di accesso al centro storico e a Gela invece si costruiscono parcheggi auto senza tenere conto del grave danno che gli stessi arrecano alla gente e all’ambiente. Ci pare che a Gela vi sia poca programmazione e si faccia a volte uso del pubblico denaro solo per sbalordire con opere pubbliche non necessarie ai bisogni primari dei cittadini. (…).
E’ grave assistere, in pieno centro storico, all’abbattimento degli ultimi alberi e di macchia mediterranea rimasta (polmone e ossigeno della città) a favore della cementificazione per agevolare la costruzione di inutili e costosissimi parcheggi auto, portatori di malattie respiratorie, tumori e malformazioni neonatali. I nostri amministratori locali dovrebbero prima consultare i residenti delle aree interessate e poi decidere se costruire o no. In città non vi possono essere cittadini di serie A ai quali tutto gli è dovuto, e cittadini di serie B ai quali viene negato anche l’essenziale. Democrazia significa Diritti e Doveri uguali per tutti. Concludiano protestando vibratamente per la mancata convocazione e consultazione in fase di redazione del PRG della nostra Associazione da parte dell’arch. Urbani.

Dott. Marco Fasulo
Presidente Associazione INTERPORTO del Golfo di Gela
info@interportogela.com

mercoledì 9 aprile 2008

Gelacontro: un confronto per le elezioni

A qualche giorno dalle elezioni, il dato che risalta maggiormente è che l’Italia è un Paese con un debito pubblico molto alto.
Vediamo insieme di cosa stiamo parlando:

Nel grafico qui sopra, vediamo il debito italiano messo a confronto con la media degli altri paesi europei. Quindi si vede molto chiaramente che il debito è quasi il doppio degli altri paesi Euro!
Che cosa vuol dire che il debito pubblico è più del 100% del prodotto interno lordo (PIL)? Significa che il paese ha un debito più grande di tutta la ricchezza prodotta in un anno in tutta l’Italia! E’ come se una famiglia avesse un debito tale che per ripagarlo avrebbe bisogno di più di tutto quello che guadagna in un anno!
Perchè dobbiamo ripagare il debito? non si può continuare a tenere un debito alto scaricando il ripagamento di generazione in generazione?
In teoria si potrebbe, però da un punto di vista economico sarebbe una politica sbagliata, perché avere un debito alto dà al governo pochi margini di fare politica fiscale. Questo significa avere meno risorse per investire in infrastrutture, sanità, educazione, e gli altri aspetti che sono necessari per far crescere il paese. E’ come scegliere tra continuare a tirare a campare, o fare alcuni anni di sacrificio accumulando le risorse necessarie per rilanciare il paese. Inoltre, non è prudente avere un debito costantemente alto. Come una famiglia indebitata non può indebitarsi di nuovo se ha dei problemi (a meno che non si va da uno strozzino), per il governo sarebbe costosissimo contrarre un nuovo debito in un momento di difficoltà del paese. Infine, un debito alto comporta interessi da pagare. Come ogni debito, anche sul debito pubblico bisogna pagare gli interessi: circa 60-70 mld l’anno!
Quante cose si potrebbero fare con questi soldi...
Con l’ingresso nell’euro, l’Italia ha dimezzato il debito pubblico, perché agganciandoci ad una moneta forte è aumentata la credibilità del nostro paese sui mercati finanziari:

Ma continuiamo comunque a spendere circa 70 mld di interessi!
Il debito si diluisce prevalentemente con l’Avanzo Primario, vale a dire ciò che lo Stato incassa, meno ciò che spende, meno gli interessi del debito. Più alto è l’Avanzo Primario, prima si riuscirà a ridurre il debito. Dal 1996 al 2001 il governo del centro sinistra ha mantenuto un Avanzo Primario alto e stabile (5% del PIL), mentre col il successivo governo del centro destra è sceso fino ad arrivare allo 0,3%, per poi risalire con l’attuale governo di centro sinistra:

Il governo di centro destra ha tagliato le tasse certo, ma non lo ha fatto in modo sostenibile (non c'erano soldi per farlo) e farlo in modo sostenibile vuol dire non aumentare il debito pubblico. E così non è stato. Perché? Perché non ha ridotto le spese: di conseguenza vediamo che il debito pubblico è aumentato per la prima volta in 10 anni!
Dunque il taglio delle tasse sciorinato dal centro destra non è stato sostenibile, perché ha fatto aumentare ancora di più il debito! Un debito più alto, prima o poi dovrà essere ripagato, anche con nuove tasse.
Quindi, quando in campagna elettorale si parla di tasse, non ha senso dire chi le ha alzate e chi no, ha senso sapere a chi le alzi o le abbassi e per ottenere quale obiettivo.
Tutti noi siamo abbastanza grandi, vaccinati, e smaliziati da ragionare ognuno con la propria testa, e con le proprie idee.
Non è uno spot elettorale... è solamente controinformazione!

Questa relazione mi è stata fornita da un gruppo di studenti di master alla London School of Economics (Fadi, Marco, Paolo, Salvatore)
Fonti dei dati:
- Debito pubblico: EUROSTAT
epp.eurostat.ec.europa.eu
- Spesa per interessi: OCSE (OECD.stat)
- Avanzo Primario: ISTAT, Conti e aggregati economici delle amministrazioni pubbliche 2007, Prospetto 1. Per l’anno 2007, aggiornamento ISTAT

- Crescita PIL: FMI,
http://www.imf.org/external/datamapper/index.php
- Pressione fiscale: ISTAT, Conti e aggregati economici delle amministrazioni pubbliche 2007, Prospetto 5. Per l’anno 2007, aggiornamento ISTAT
- Spesa pubblica: ISTAT, Conti e aggregati economici delle amministrazioni pubbliche 2007, Prospetto 1.
- Riforma Fiscale del Centro Destra e Centro Sinistra:
www.lavoce.info
http://www.lavoce.info/articoli/-fisco/pagina1338.html

giovedì 27 marzo 2008

Gela, finalmente i primi della classe!

A Gela non siamo abituati ad essere i primi della classe, ma stavolta non solo lo siamo... ma siamo anche i primi in Sicilia!
Ormai quasi tutti utilizziamo un computer, sia a casa, che al lavoro. A scuola si attrezzano delle aule adibite a laboratori informatici, con tanto di computer, di sistemi operativi e relativi software. Naturalmente tutta questa attrezzatura viene pagata dalle scuole, e anche profumatamente, mica come noi... che ci attrezziamo di software pirata! Ebbene, solamente questi programmi, costano più del computer medesimo, e non parlo di programmi specialistici che hanno costi esorbitanti, parlo di quei programmi indispensabili per il funzionamento del computer che tutti usiamo, come il Word o l'Excel, o un comune programma antivirus. Anche se la pratica della pirateria software è diffusissima a livello domestico, lo è meno in quello pubblico o lavorativo, con il risultato di pagare le licenze d'uso (tutte) molto di più del computer stesso. Ma qualcuno è andato controcorrente...
L'ing. Antonio Cantaro, docente di topografia, presso l’Istituto Superiore “Majorana” ha avviato un progetto ambizioso ma fattibile dal titolo “Software Libero - La Scuola: utilizzatrice e promotrice delle libere risorse”.
“Probabilmente siamo l’unica scuola della Sicilia o almeno una delle pochissime -dice il prof. Cantaro- ad avere un’aula computer da 16 postazioni, funzionante completamente ed esclusivamente col software libero, ovvero Linux! Con i soldi risparmiati usando software libero siamo riusciti a... raddoppiare le postazioni!"
Ma com’è possibile -si chiede ancora il prof. Cantaro- che la gente non si rende conto di avere “tanto” software libero a portata di mano e gratuitamente e paga profumatamente le licenze di “tanto” software commerciale, per avere le stesse prestazioni e spesso pure inferiori?
I vantaggi dell'utilizzo dell'Open Source si intuiscono facilmente, se pensiamo che L’Amministrazione della Provincia di Bolzano risparmia oltre un milione di euro l’anno, utilizzando software libero e non commerciale!
Ma oltre ai vantaggi economici c'è anche dell'altro: "possibilità di utilizzare hardware, anche datato, che risulta vetusto per la folle corsa alle prestazioni esasperate proposte dalle software-house e dai produttori di hardware. Oggi si tende a definire vetusto un computer dopo solo pochi mesi dall’acquisto in quanto si è innescata una corsa al superfluo che viene presentato come necessità. Effetti grafici stupefacenti ma di nessun riscontro pratico, video giochi esasperati ma che nulla interessano nel campo del lavoro, della produzione e dell’ufficio. Tale hardware, erroneamente considerato datato, si dimostra perfettamente utilizzabile col software Open Source; entrate economiche per le scarne casse scolastiche derivanti dall’attività di formazione del personale degli Enti Locali. La scuola, infatti, potrà formare il personale, di altre pubbliche amministrazioni, all’utilizzo dell’open source! Si avrebbe il duplice effetto di ottenere risorse finanziarie e consentire un enorme risparmio alle medesime amministrazioni; formazione dei docenti interessati e degli studenti motivati, ottenendo docenti con conoscenze adeguate all’attualità ed alunni qualificati nel campo dell’open source, in grado di crearsi un lavoro redditizio in forma propria ed autonoma nel campo dei servizi, ovvero l’occupazione, ormai, più disponibile nell’ambito dell’attuale e del futuro mondo del lavoro”, conclude il prof. Cantaro.
Si evince benissimo che l'utilizzo di software libero, Open Source sia una fonte davvero preziosa da utilizzare non solo per risparmiare sulle spese delle scuole (o delle amministrazioni in genere) ma addirittura creare un nuovo tipo di professione, come asserisce il prof. Cantaro.
I nostri politici, i nostri amministratori (tutti!) potrebbero risparmiare tanti milioni di euro imponendo alla pubblica amministrazione l’uso del software open source (libero e gratuito) e invece non lo fanno! Si dichiarano attenti ai conti pubblici, si dichiarano sensibili ai problemi economici che investono le nostre scuole... e poi si fanno sordi e indifferenti quando gli si presenta davanti una soluzione! E mi riferisco anche ai dirigenti scolastici: qui c'è una progetto serio e all'avanguardia (ecco in cosa siamo primi in Sicilia!), un progetto che farà risparmiare alle scuole migliaia di euro, e che darà la possibilità di formare docenti e allievi... non siate sordi! Oltre a "barcamenarvi" tra un POF e un PON... valutate bene quali sono i progetti validi! Altro che POF...
Ringrazio il prof. Cantaro che mi ha mandato questa splendida "idea post", senza la quale, mea culpa, non sarei venuto a conoscenza del suo progetto. Invito tutti a consultare tale progetto al sito http://www.istitutomajorana.it/

martedì 29 gennaio 2008

Gela, "La Sicilia" pubblica articolo su Manfria

Ha fatto breccia la tenacia con la quale Gelacontro ha voluto mettere in risalto la questione Manfria. Dopo giorni di martellamento e di sensibilizzazione finalmente "la Sicilia" oggi si è decisa a pubblicare l'articolo che, in maniera completa, questo blog ha pubblicato un giorno prima.
Il presidente del comitato frazione Manfria ha così potuto veder pubblicato il suo "post" sul quotidiano grazie anche alle numerose sollecitazioni venute da parte di Gelacontro... segno che la nostra voce comincia a farsi sentire un po di più!


sabato 26 gennaio 2008

Rassegna Stampa