giovedì 12 febbraio 2009

C'era una volta lo Statuto siciliano...



Nel 1812 nasce la Costituzione siciliana.
Nel 1947 nasce la Costituzione italiana.
Per chi ancora due conti li sa fare, salta agli occhi che la Costituzione siciliana nacque ben 135 anni prima di quella italiana!
Noi siciliani siamo arrivati per primi a promulgare una Costituzione e, di fatto, essendo quella italiana nata dopo ed avendo “inglobato” quella siciliana al proprio interno, la Costituzione siciliana è, a tutti gli effetti, legge!
Naturalmente i politici nostrani che si sono susseguiti nei vari “governicchi” siciliani si sono guardati bene dal far rispettare in toto la nostra Costituzione, impegnati com’erano a svendere le nostre sorti in cambio di una mangiata di voti, di una mangiata di posti di lavoro, di una mangiata di proprietà immobiliari, e di altri indulti sparsi qua e là e di cui si è persa la memoria.
L’art. 36 dello Statuto Siciliano recita: “al fabbisogno finanziario della Regione si provvede (…) a mezzo tributi, deliberati dalla medesima”. Il successivo art. 37 prevede che “per le imprese industriali (…) che hanno sede centrale fuori dal territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti e impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota da attribuire alla Sicilia”.
Dalla combinazione dei due articoli si evince che è fondatissima, da parte della Regione Sicilia, la richiesta alle imprese produttrici e di raffinazione del petrolio, di pagare una tassa ambientale a compensazione dell’immane, anzi, irreversibile inquinamento che hanno prodotto alla Sicilia.
Anzi, tale richiesta può e deve essere estesa alle accise che tali imprese pagano allo Stato.
Ma, come dicevo prima, i presidenti dei 56 governicchi siciliani che si son susseguiti fino ad oggi, hanno dolosamente omesso e dimenticato questi articoli del nostro Statuto, anzi, hanno volutamente e indiscriminatamente evitato di far valere lo Statuto nella sua interezza!
Sminuendolo. Ridicolizzandolo. Ridicolizzandoci!
Anni fa, esattamente nel 2000, è stata emanata una legge che prevedeva il ritorno dello 0.3% delle accise sulla produzione e sulla raffinazione del greggio in quelle città dove insiste una raffineria.
Per Gela, a occhio e croce, significherebbe circa 50 mln di euro nelle casse del Comune! Come dire raddoppiare il bilancio comunale!
Adesso non sto a farvi l’elenco di ciò che si potrebbe fare con quei soldi (qualche politico farebbe scorrere acqua potabile da tutti i rubinetti che non sapremmo più dove metterla...), ma posso solo dirvi che l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi firmò la legge, ma non divenne mai esecutiva perchè non fu emendata da una concertazione Stato-Regione.
Quella concertazione non si è mai svolta!
Sono passati 19 anni. Nessuno ha mai fatto pressione. Nessuno!
Nel 2004 a Gela si era avviata una raccolta di firme per sollecitare il Capo dello Stato ad avviare questa concertazione ma, per dirla alla Shakespare, "tanto rumore per nulla…"
Da quando è diventato Assessore regionale all’industria, l’on. Pippo Gianni ha sposato questa battaglia. Ma dovrà avere il sostegno del suo e del nostro (?) governatore affinché chieda, come deve, gli importi relativi ad accise e a tasse ambientali.
E sapete qual è la cosa più suggestiva? E’ che il tutto può –e deve- essere impugnato davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo perché il Governo centrale non può superare i limiti dello Statuto! E questo per i motivi che ho elencato all’inizio di questo post.
Ma tutto questo non può essere il cavallo di battaglia di una classe politica siciliana priva di orgoglio… e di palle!
E cosa succederà adesso che il Governo centrale determinerà che ogni Regione si tratterrà la maggior parte del gettito di imposte (dirette e indirette), mentre si darà scarso spazio al naturale principio di solidarietà tra regioni ricche e regioni povere? Con l’imminente entrata in vigore del federalismo fiscale è proprio ciò che accadrà!
E’ dunque di vitale importanza che questa battaglia venga condotta senza arretrare di un millimetro e, finalmente, facendo valere il peso specifico maggiore del nostro Statuto rispetto alla Costituzione italiana!
La Sicilia raffina il 50% degli idrocarburi destinati al resto dell’Italia, ed esporta il 40% di energia elettrica. E che cosa ne abbiamo in cambio? Tumori, malformazioni, inquinamento, falde acquifere in cui ormai si riscontrano tracce d’acqua… e politici che usano tutto questo come ufficio di collocamento ambulante!
Ci siamo rotti con questo colonialismo!
Basta con i silenzi e con le frasi di circostanza!
Basta con le indignazioni e le interrogazioni!
Basta con i convegni fini a sé stessi!
Ci hanno zittiti con una fontana alle porte della città, con un campetto di calcio, e con un dissalatore.
Continuano a trattarci ancora come se avessimo l’anello al naso!
E noi saltiamo e cantiamo inni di gioia per due perline e per una collanina…
Un grazie di cuore…

4 commenti:

fabio pass.. ha detto...

Più leggo questi post e più mi incazzo per come come i nostri politici ci ridicolarizzano e per come ci prendono per il culo.Sono contento di essere siciliano perchè una terra più bella non l'ho mai vista.Mi vergogno di essere siciliano perchè siamo governati da nullafacenti ed egoisti che pensano solo al loro tornaconto e non al benessere collettivo.Io penso sempre che ci vorrebbe una rivolta violenta per cambiare le cose, ma come dici tu caro Gianni TUTTO RIMARRA' SEMPRE COME ADESSO PERCHE' NON SIAMO ALTRO CHE DEGLI INDIGENI CON L'ANELLO AL NASO

Rossella ha detto...

Figuriamoci... in un'epoca in cui si mette in discussione la Shoa con i negazionisti (persino vescovi negazionisti!!!), in cui si mette in discussione il nostro Inno nazionale, la nostra unità d'Italia, la Costituzione stessa che ha appena 62 e dunque è di fresca memoria.. vuoi che non si metta in discussione uno Statuto promulgato piu di 160 fa da uomini con baffoni e "cavusi alla zuava"???
Siamo ciò che siamo perchè infondo a noi sta bene così, lo vogliamo noi, perchè (visto che Gianni ha citato Shakespare) io cito Leopardi: "Il naufragar mi è dolce in questo mar"!

Anonimo ha detto...

secondo me bisognerebbe decidersi se ritenersi italiani o siciliani: delle due una. Non è possibile passare da una parte all'altra secondo quanto più utile, se è stata fatta una costituzione siciliana nell'800 ma poi fate parte dell'Italia e questa ha un'altra Costituzione, è a questa che dovete attenervi; viceversa se pensate vi sia utile avere leggi a parte, bè allora perchè no al federalismo? Questo E' federalismo....capisco che viviate un disagio, ambientale ed economico, ma ricordatevi che vi sono stati concessi i benefici della regione a statuto speciale e la cassa del mezzogiorno...
Insomma, o sul pero o sul melo!

Roberto ha detto...

Anonimo.. stai sbagliano!
Noi, almeno io, sono favorevole al federalismo!
Anzi favorevolissimo!!!
Tutto questo porta all'osservazione del nostro Statuto!Qui non si vuole stare in due paia di scarpe, qui si vuole recuperare la dignità.
Ti saluto anonimo.