giovedì 12 febbraio 2009

C'era una volta lo Statuto siciliano...



Nel 1812 nasce la Costituzione siciliana.
Nel 1947 nasce la Costituzione italiana.
Per chi ancora due conti li sa fare, salta agli occhi che la Costituzione siciliana nacque ben 135 anni prima di quella italiana!
Noi siciliani siamo arrivati per primi a promulgare una Costituzione e, di fatto, essendo quella italiana nata dopo ed avendo “inglobato” quella siciliana al proprio interno, la Costituzione siciliana è, a tutti gli effetti, legge!
Naturalmente i politici nostrani che si sono susseguiti nei vari “governicchi” siciliani si sono guardati bene dal far rispettare in toto la nostra Costituzione, impegnati com’erano a svendere le nostre sorti in cambio di una mangiata di voti, di una mangiata di posti di lavoro, di una mangiata di proprietà immobiliari, e di altri indulti sparsi qua e là e di cui si è persa la memoria.
L’art. 36 dello Statuto Siciliano recita: “al fabbisogno finanziario della Regione si provvede (…) a mezzo tributi, deliberati dalla medesima”. Il successivo art. 37 prevede che “per le imprese industriali (…) che hanno sede centrale fuori dal territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti e impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota da attribuire alla Sicilia”.
Dalla combinazione dei due articoli si evince che è fondatissima, da parte della Regione Sicilia, la richiesta alle imprese produttrici e di raffinazione del petrolio, di pagare una tassa ambientale a compensazione dell’immane, anzi, irreversibile inquinamento che hanno prodotto alla Sicilia.
Anzi, tale richiesta può e deve essere estesa alle accise che tali imprese pagano allo Stato.
Ma, come dicevo prima, i presidenti dei 56 governicchi siciliani che si son susseguiti fino ad oggi, hanno dolosamente omesso e dimenticato questi articoli del nostro Statuto, anzi, hanno volutamente e indiscriminatamente evitato di far valere lo Statuto nella sua interezza!
Sminuendolo. Ridicolizzandolo. Ridicolizzandoci!
Anni fa, esattamente nel 2000, è stata emanata una legge che prevedeva il ritorno dello 0.3% delle accise sulla produzione e sulla raffinazione del greggio in quelle città dove insiste una raffineria.
Per Gela, a occhio e croce, significherebbe circa 50 mln di euro nelle casse del Comune! Come dire raddoppiare il bilancio comunale!
Adesso non sto a farvi l’elenco di ciò che si potrebbe fare con quei soldi (qualche politico farebbe scorrere acqua potabile da tutti i rubinetti che non sapremmo più dove metterla...), ma posso solo dirvi che l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi firmò la legge, ma non divenne mai esecutiva perchè non fu emendata da una concertazione Stato-Regione.
Quella concertazione non si è mai svolta!
Sono passati 19 anni. Nessuno ha mai fatto pressione. Nessuno!
Nel 2004 a Gela si era avviata una raccolta di firme per sollecitare il Capo dello Stato ad avviare questa concertazione ma, per dirla alla Shakespare, "tanto rumore per nulla…"
Da quando è diventato Assessore regionale all’industria, l’on. Pippo Gianni ha sposato questa battaglia. Ma dovrà avere il sostegno del suo e del nostro (?) governatore affinché chieda, come deve, gli importi relativi ad accise e a tasse ambientali.
E sapete qual è la cosa più suggestiva? E’ che il tutto può –e deve- essere impugnato davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo perché il Governo centrale non può superare i limiti dello Statuto! E questo per i motivi che ho elencato all’inizio di questo post.
Ma tutto questo non può essere il cavallo di battaglia di una classe politica siciliana priva di orgoglio… e di palle!
E cosa succederà adesso che il Governo centrale determinerà che ogni Regione si tratterrà la maggior parte del gettito di imposte (dirette e indirette), mentre si darà scarso spazio al naturale principio di solidarietà tra regioni ricche e regioni povere? Con l’imminente entrata in vigore del federalismo fiscale è proprio ciò che accadrà!
E’ dunque di vitale importanza che questa battaglia venga condotta senza arretrare di un millimetro e, finalmente, facendo valere il peso specifico maggiore del nostro Statuto rispetto alla Costituzione italiana!
La Sicilia raffina il 50% degli idrocarburi destinati al resto dell’Italia, ed esporta il 40% di energia elettrica. E che cosa ne abbiamo in cambio? Tumori, malformazioni, inquinamento, falde acquifere in cui ormai si riscontrano tracce d’acqua… e politici che usano tutto questo come ufficio di collocamento ambulante!
Ci siamo rotti con questo colonialismo!
Basta con i silenzi e con le frasi di circostanza!
Basta con le indignazioni e le interrogazioni!
Basta con i convegni fini a sé stessi!
Ci hanno zittiti con una fontana alle porte della città, con un campetto di calcio, e con un dissalatore.
Continuano a trattarci ancora come se avessimo l’anello al naso!
E noi saltiamo e cantiamo inni di gioia per due perline e per una collanina…
Un grazie di cuore…

domenica 8 febbraio 2009

Lasciamoli in pace...

Forse non dovrei scrivere questo post, forse non dovrei toccare un argomento così delicato, non foss’altro che, per un blog che si chiama Gelacontro, è quantomeno fuori tema, visto che di Gela ha poco, anzi nulla. Ma toccando le coscienze di ognuno di noi, non potevo davvero esimermi dal commentare tutto quanto sta succedendo attorno alla famiglia Englaro.
Lungi da me
giudicare giusta o sbagliata la decisione dagli Englaro, una considerazione va fatta.
Molti, tutti si sono buttati sulla notizia, peccando di un opportunismo fuori luogo, assillante e, francamente, alquanto squallido e irrispettoso!
Intervengono politici, ministri, esimi esperti ed esimi rappresentanti della Curia, intervengono gli avvocati e i giuristi col compito di promulgare leggi ad hoc, ma nessuno di questi, NESSUNO ha mostrato un pizzico di rispetto per una famiglia che da anni sta vivendo un dramma guardando la povera Eluana NON vivere.
Nessuno che si sia messo nei panni, non dico di Eluana, ma della famiglia.
E’ chiaro che NESSUNO può mettersi nei loro panni, ma la mancanza di rispetto sta proprio nel giudicare tutta la vicenda dall’alto dei loro scranni senza nemmeno tentare di calarsi nel dolore che in questi anni e soprattutto in questi giorni sta vivendo questa sfortunata famiglia. Quando sarebbe stato molto meglio far calare un velo di pietoso silenzio sulla vicenda e lasciare la famiglia Englaro vivere dignitosamente questi momenti, senza clamore, senza pacche sulle spalle e senza falsi perbenismi!
Sentire poi Gasparri dichiarare in una intervista televisiva “aspettino almeno qualche giorno, il tempo di promulgare la legge” è la cosa più abominevole e schifosa che un rappresentante delle istituzioni possa dire!
Gasparri… vergognati!
Ignobile!
E naturalmente non poteva mancare la “santa” parola del Papa che dalla sua finestra lancia un anatema contro quei medici e contro quei magistrati che stanno contribuendo alla fine delle sofferenze di Eluana e della sua famiglia. Vissuto com’è stato tra agi, libri, scritture, viaggi e pianoforte, a parte una parentesi della sua infanzia (comune a tutti quelli che hanno vissuto il nazismo), cosa sa il buon Ratzinger della sofferenza della famiglia Englaro? Proprio lui non dovrebbe avere più rispetto per questa famiglia che da anni soffre? Proprio lui non dovrebbe ricordarsi che c’è una netta distinzione tra potere temporale e potere spirituale? Proprio lui non dovrebbe spendere qualche parola di conforto nei confronti di questa martoriata famiglia?
Evidentemente gli sta molto più a cuore l’affermazione del proprio potere temporale (si, temporale! Altro che spirituale…) piuttosto che alleviare il dolore di questa povera famiglia e pregare per la povera Eluana.
Ratzinger… vergognati!
E al nostro sommo governatore non gli sembra vero di avere dalla sua parte il sommo pontefice e tutto il mondo cattolico per ribadire quanto sia buono, lui, quanto gli stia a cuore la vita piuttosto che la morte. Magari qualcuno gli spieghi che oltre alla vita e alla morte esiste una “non” vita, accompagnata dalla morte della speranza, che, spesso, porta alla morte della Fede.
E allora? Come la mettiamo, presidente?
Voleva cambiare la legge, anzi, farne una nuova perché prima non c’era! Voleva farlo con un decreto legge ma, ahimè, anzi, ahilui, non ha tenuto conto che in Italia esiste un “garante” della Costituzione, un “garante” della Repubblica, un certo Capo dello Stato che ha scombussolato i suoi piani bocciando il suo decreto legge definendolo, giustamente, anticostituzionale. E il sommo governatore cosa fa? Anzi, cosa dice? “Cambierò la Costituzione, anzi, ne faccio una nuova” !
Bravo presidente!
La stessa cosa fece secoli fa un monarca inglese, tale Enrico VIII, il quale non avendo ottenuto il divorzio dalla moglie per sposare Anna Bolena, si costruì una Chiesa su misura, una religione su misura, che gli permise di realizzare il suo disegno. Sappiamo tutti com’è finita…
Fatti pure una Costituzione su misura, caro presidente, tanto per farla della tua misura non impiegheresti poi tanto…

Vorrei vedere tutti voi, anzi, tutti noi al loro posto, al posto della famiglia Englaro.
Vi prego, lasciateli in pace.
Lasciamoli in pace.

mercoledì 4 febbraio 2009

Morire di fame... o morire di fumo?




BUON LAVORO... E BUON APPETITO!

venerdì 30 gennaio 2009

Gela: Shock in my town...


"Carneade… chi era costui?"
In ogni strada di ogni città, in ogni luogo di frequentazione, di aggregazione, o anche di lavoro, ci è (quasi) sempre capitato di incontrare gente che in un modo o nell’altro “ispira” il nostro futuro. E non parlo di un futuro remoto o di un futuro che abbia a che fare con ciò che faremo della nostra vita, o del nostro lavoro del nostro Io, ma semplicemente dei successivi due minuti, delle successive due ore, due giorni. O solamente della sera dopo.
E’ come un artista che ha avuto una ispirazione dal semplice volo di una mosca, o dalla forma di una nuvola: cose semplici, insignificanti ai più, ma con ben più di un significato per chi si pone delle domande.
E’ la differenza che passa tra guardare ed osservare, tra sentire ed ascoltare…
Un moderno Carneade, uguali a tanti altri, ma non per questo diverso ed originale, mi ha fatto notare il totale distaccamento in cui vive certa gente così vicina a noi da sembrare lontana anni luce…
Gente normale all’apparenza, che vive (quasi) come noi, che agisce (quasi) come noi e che come noi dipinge per sé un futuro migliore di quello che è riuscito a fotografare.
La convinzione con la quale questa gente parla delle cose più semplici ma in maniera così “eccentrica” e “pallonara” , davvero ci induce a credergli, davvero ci convince che i bambini vengono portati dai cani e non dalle cicogne…
Ne è piena la nostra città!
Non fate quella faccia, perché se davvero vi guardate intorno, anzi, se smettete di guardarvi intorno e cominciate ad osservare, se smettete di sentire gli altri ma cominciate ad ascoltarli, vi accorgerete che ce n’è uno in ogni compagnia!
Gente che, non avendo una vita propria, vive quella degli altri, prendendo in prestito un pezzetto di qua e un pezzetto di la, e componendo pezzetti di vita altrui per fare la propria. Anzi, siccome i pezzetti di vita da copiare oramai li ha presi tutti, è passato ad inventarsene di ogni, a trasferire nella realtà scene tratte da cartoni animati o da film, e, naturalmente, avendo un uditorio nutrito, e qualcuno che gli fa da spalla, ecco che le “palle” (leggasi caxxate) cominciano a prendere la forma della realtà!
Adesso a questa gente date il nome di qualche vostro conoscente, di una persona con il cui bevete il caffè, o di un vostro collega di lavoro e vedrete che qualcuno ci sarà a cui incollare il ritratto che ho dipinto!
Come dite? Non c’è nessuno che conoscete che risponda a questo “identikit”? Bene, allora basta pensare a qualche politico nostrano…. vedrete quanti corrisponderanno alla descrizione!!!
Vi fanno credere di avere il potere di far sorgere il sole domani, vi fanno credere di avere il potere di mettere fine alla crisi, anzi, alle crisi, qualsiasi esse siano! Chissà se ci credono anche loro…
Ogni giorno incrocio decine di persone che per fatalità e congetture hanno una istruzione non certo “alta”, ma questa gente si divide in due categorie: chiddu spertu, e chiddu chi dici di essiri spertu!
I primi
hanno tutto il mio rispetto, anzi, dirò di più: è gente che ammiro molto e con cui mi relaziono volentieri, persone con cui mi diverto a parlare di qualsiasi argomento e, vi assicuro, tra i due sono io a saperne di meno… I secondi sono quelli che credono di averti in pugno, quelli che son convinti che la vita ormai non può insegnargli nulla, quelli che parlano “per esperienza” e che hanno migliaia di aneddoti da raccontare. E magari hanno la metà dei miei anni…
Quelli che per ogni tuo problema hanno una soluzione e loro nuotano in un mare di problemi, quelli che se tu hai un cane intelligente loro ne hanno uno che sbriga le faccende di casa, anche le bollette da pagare! Quelli che “se me lo dicevi prima ti potevo aiutare”, quelli che ti dicono “quando sarò eletto ci penserò io a mettere tutti in riga” e poi durante i consigli comunali leggono il giornale (in realtà guardano le foto…) e si sforzano di assumere un aria intelligente! Quelli che tra un gargarismo e l’altro, tra una smorfia e l’altra, tra suoni non meglio identificati che gli escono dalla bocca e che sembrano parole, ti fanno capire quanta ragione avesse un nostro conterraneo quando diceva “Rozzi cibernetici signori degli anelli: orgoglio dei manicomi!”
Dobbiamo conviverci. Dobbiamo lottarci. Dobbiamo compatirli. Dobbiamo ignorarli.
Ma non dobbiamo ignorare il nostro Carneade. Come io non ho ignorato il mio...
Avrebbe voluto scriverlo lui questo post, ma Nuccio Cesarotti ha voluto fare la parte del Carneade stavolta, non sapendo che il vero Carneade in realtà, è chi si firma Gianni Marchisciana…

lunedì 26 gennaio 2009

Sul federalismo fiscale: autarchia?

C’era da aspettarselo che prima o poi sarebbe arrivato.
Se ne era parlato, si era tentato tempo fa di introdurlo ma forse i tempi non erano ancora maturi. A mio modo di vedere i tempi non sono maturi neanche adesso, data la cresi che ci circonda e che permea di sé tutto ciò che viviamo, che tocchiamo, che mangiamo. E a volte anche ciò che non mangiamo…
Il federalismo fiscale è alle porte, ormai è solo questione di giorni. Manca solo l’approvazione della Camera dei Deputati (formalità, pura formalità, visti i numeri della maggioranza) e la ratifica del Presidente della Repubblica.
La cosa strana è che la Lega ha avuto bisogno di Forza Italia… pardon, della Casa delle Libertà… pardon, del PdL per arrivare al federalismo fiscale!
Non so se la cosa dovrebbe rallegrarci o piuttosto rabbuiarci.
Al siciliano medio di certo la cosa non farà piacere, abituato com’è a cullarsi con le (poche) certezze fin qui conquistate (?!) e nel cui mare si bea e si crogiola. Ma a chi ha un po’ di amor proprio, un po’ di abitudine ad usare l’intelligenza sa che questa rappresenta un’occasione unica per la Sicilia: o si emerge o si affonda!
E si sa… si può riemergere solo quando si tocca il fondo, spiccando un bel salto in alto facendo leva sulle gambe. Gambe che, c’è da scommetterci, ai nostri politici… pardon, ai nostri politicanti stanno sicuramente tremando, perché adesso devono “agire”, cosa che prima demandavano ad altri…
Adesso ognuno è artefice delle proprie fortune o disastri.
E questo discorso riguarda soprattutto la nostra regione, che da adesso in poi deve essere considerata una risorsa piuttosto che una palla al piede!
E’ fuori da ogni dubbio che la Sicilia è stata mantenuta volutamente in uno stato di sottosviluppo da chi, nel tempo, ha potuto sfruttare al massimo questo stato per impinguare il proprio potere! Mantenere la Sicilia in una situazione di sottosviluppo, richiama vecchi modi di governare degli antichi romani, il cui Impero fece splendere la sua capitale ricchissima e sfarzosa, mantenendo nella pressoché totale povertà una provincia dalla quale tuttavia succhiava le migliori risorse!
Vi ci riconoscete?
Davanti a ciò, non possiamo sottacere ancora a lungo le gravissime colpe dei governi nazionali, emulati e anche bene dai governi e governicchi regionali. Governi che hanno fatto crescere disordinatamente l'economia guardando passivamente al peggioramento continuo della qualità dei servizi , senza mai intervenire per eliminare le cause del nostro disagio sociale. Ai governi nazionali hanno sempre partecipato deputati, ministri e sottosegretari siciliani: DOVE SI SON TROVATI QUESTI SIGNORI MENTRE SI DUSCUTEVA DEI DESTINI DELLA SICILIA?
Adesso non abbiamo più nemmeno questi…
Questa riflessione mi fa arrivare alla causa principale del grave stato di salute della Sicilia ed in particolare di Gela: la carenza professionale, l'incapacità congenita, la disonestà intellettuale, e l'abitudine della classe politica gelese e siciliana in genere di trattare la cosa pubblica come cosa privata! I politici siciliani che in questo periodo hanno avuto il primato della politica, hanno anche il primato della responsabilità! La responsabilità del non fare, della prevalenza degli interessi privati su quelli collettivi, la responsabilità del non progettare.
Dunque chiunque governi, a Palazzo dei Normanni come a Palazzo Chigi, o a Palazzo di Città è avvertito: non sono più ammessi errori!
E sarebbe uno sbaglio ancora più grave quello di bruciare il tempo inutilmente, perché a noi non ce ne frega niente dei litigi fra i politici che richiamano a diverbi tra vecchie comari di cortile, interessano le concrete possibilità di lavorare, sudare e… essere considerati!
Far perdere occasioni e risorse mentre tutta l'Italia va avanti sarebbe il vero errore che nessuno di noi potrà mai perdonare!
A nessuno!

mercoledì 21 gennaio 2009

Mafia: Forze Armate come a Gaza

Giuseppe Federico è conosciuto come una persona perbene, gran lavoratore. Magari con una non eccelsa dimestichezza con la lingua italiana - da quello che emerge dalle interviste (ma forse la componente emotiva ha un ruolo non indifferente), ma una brava persona.
Auguro personalmente a lui che la magistratura non riesca a dimostrare la sua colpevolezza nel voto di scambio (e non il contrario, che sia lui a dimostrare di non essere colpevole: è diverso), ma francamente auguro a tutta la popolazione nissena che questo avvenga, per alcune ragioni che proverò a sottoporre alla Vostra riflessione.
Ammesso che Pino Federico non sia colpevole, rimane una questione essenziale sul tappeto: il ruolo che la criminalità organizzata ha nella vita siciliana (senza aggettivi: politica, sociale, economica, forse anche sportiva) e di altre tre regioni della Repubblica: Campania, Puglia e Calabria. Aggiungerei Basilicata, in funzione preventiva. Un ruolo devastante per la normalità della vita dei cittadini perbene di queste regioni, prese tra l'incudine di una politica incapace di reagire, di alzare la testa ed avviare la Rivoluzione Morale anti-criminalità (senza "colorarla" a fini elettorali); ed il martello di un Sistema Criminale che si fatto Ordinamento Giuridico Originario, ossia superiorem non recognoscens.
Come fare ad evitare che la lotta politica si impossessi di una Guerra Totale e Globale contro la criminalità organizzata, per fini meramente elettoralistici?
Bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che i meccanismi democratici stanno uccidendo la democrazia nel Sud dell'Europa Unita, mettendo in pericolo la sopravvivenza stessa dello Stato Italiano, che rischia una spaccatura non tanto per le istanze federaliste provenienti dalle regioni del Nord, quanto per l'inconsistenza morale di larghissima parte della società politica meridionale.
C'è una forte similitudine tra quanto avviene in Italia, tra Nord e Sud, e quanto avviene in Palestina (...).
Pensare di risolvere la questione criminale meridionale seguendo la via "normale" equivale a credere di portare Hamas a festeggiare lo Shabbat: semplicemente irrealistico.
Allora, l’Unione Europea dovrebbe avere il coraggio, in collaborazione con il Governo Italiano, all’uopo allargato alle opposizioni (tutte), di sospendere per 10 anni l’esercizio del diritto di voto nelle quattro regioni italiane in cui il Governo della Repubblica non esercita più il legittimo monopolio dell’uso e della minaccia dell’uso della forza (...).
Dieci anni in cui le amministrazioni locali siano rette da Amministrazioni Straordinarie Militari, con funzionari civili e militari provenienti dagli altri stati dell’Unione Europea, soggetti al controllo di EUROPOL, insieme a Comitati Consultivi con pochissimi poteri costitutivi, formati da personalità locali dall’indiscussa moralità, che abbiano i requisiti per il rilascio del Nulla Osta Sicurezza da parte dell’Autorità Nazionale di Sicurezza (Servizi di Informazione e Sicurezza della Repubblica Italiana, in un quadro di sicurezza NATO).
Bisognerebbe avere il coraggio, cari amici conterranei, di elevare un grido di dolore e di rassegnata resa: da soli non ce la possiamo fare.
L’Italia non ce la può fare.
Chiediamolo a gran voce, perché almeno i nostri figli possano avere la speranza di vivere in una terra libera dagli uomini di satana, che si ritrovano sotto le sigle Mafia, Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Camorra.

Thomas Hobbes

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lunedì 19 gennaio 2009

1 Anno di Gelacontro...




- Io sono fiero di essere siciliano!
- Io mi vergogno di essere siciliano!
- Io sono fiero di essere siciliano perché… Europa, Africa, Occidente, Oriente… è proprio la posizione che è comoda.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché siamo nati comodi.
- Io sono fiero di essere siciliano perché…questo mare, queste spiagge, questo sole..
- Io mi vergogno di essere siciliano perché a parte questo mare, queste spiagge, questo sole…
- Io sono fiero di essere siciliano perché da noi è nata la civiltà.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché da noi è nato Emilio Fede.
- Io sono fiero di essere siciliano perché almeno Castelli è nato altrove.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché almeno altrove hanno qualcuno che li difende…
- Io sono fiero di essere siciliano perché… Arabi, Francesi, Spagnoli, Borboni… abbiamo resistito a più di mille invasioni.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché va bene le invasioni! Ma dare 61 deputati su 61 a Forza Italia… non c’avrebbero sperato neanche i Borboni.
- Io sono fiero di essere siciliano perché ci adattiamo a qualsiasi cosa.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché ci accontentiamo di qualsiasi cosa.
- Io sono fiero di essere siciliano perché… “aspetta… calma… ma che fretta c’è…”.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché… “aspetta… calma… ma che fretta c’è…”.
- Io sono fiero di essere siciliano perché guardo il nostro cielo e penso che ha ispirato mille poeti…
- Io mi vergogno di essere siciliano perché guardo il rubinetto secco e “mi sovvien l’eterno”.
- Io sono fiero di essere siciliano perché di qualsiasi cosa ne cogliamo sempre l’aspetto comico.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché non prendiamo mai niente sul serio.
- Io sono fiero di essere siciliano, quando vedo per la mia città carovane di turisti, quasi sempre tedeschi, in pantaloncini corti a Dicembre e dico: “ma questi ad agosto come verranno???”.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché ancora oggi sento dire: “lascia perdere, è sempre stato così, ma chi te lo fa fare…”.
- Io sono fiero di essere siciliano perché siamo ottimisti.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché rispetto all’Europa, anche a voler essere ottimisti, siamo vent’anni indietro.
- Io sono fiero perché se Dio vuole fra vent’anni li raggiungiamo.
- Io mi vergogno perché nessuno s’indigna più per una Palermo-Messina inziata 40 anni fa e mai finita.
- Io sono fiero perché pur di lavorare onestamente ci facciamo ancora 3mila km.
- Io mi vergogno perché ancora oggi sento dire “ai tempi della Dc mangiavano ma facevano mangiare…”.
- Io sono fiero perché da noi la famiglia ha ancora un senso! …alle volte due.
- Io mi vergogno di essere siciliano, perché se mi capita di essere chiamato mafioso a Milano, internamente mi scatta una sensazione di potere.
- Io sono fiero di essere siciliano perché Falcone, Borsellino, padre Puglisi… sono siciliani.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché Falcone, Borsellino, padre Puglisi… ERANO siciliani.
- Io sono fiero di essere siciliano perché Libero Grassi ne era fiero.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché internamente penso che Libero Grassi se l’è cercata.
- Io sono fiero di essere siciliano perché mi sento di appartenere a qualcosa di grande.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché ci mancherà sempre qualcosa per diventare grandi.
- Io sono fiero di essere siciliano perché è la cosa più bella che mi ha lasciato mio padre.
- Io mi vergogno di essere siciliano perché è l’unico modo per farmi sentire.
- Io sono fiero di averla lasciata questa sicilia così un giorno potrò dire ai miei figli “lo vedi che cosa ti ho risparmiato?”.
- Io invece non la voglio lasciare questa Sicilia. Non la voglio lasciare, così… perché voglio vincere!
Ficarra & Picone