lunedì 16 giugno 2008

Ma le province... a cosa servono?

Mentre leggevo qualche notizia qua e là sul web, mi sono imbattuto su una considerazione sulle nostre province: servono? E a cosa servono?
Il rush finale della lunga maratona elettorale siciliana, che domani condurrà al rinnovo di otto Province su nove, rilancia il dibattito sull´utilità di enti di cui da più parti si chiede la soppressione, in nome del contenimento dei costi della politica. O si riformano queste istituzioni, con l´assegnazione di maggiore competenze, o è inutile andare avanti. Magari sarebbe “opportuno” pensare allo Statuto Siciliano con la nascita dei Consorzi tra Comuni.
Questione generale, certo. Che in Sicilia però ha una valenza ancora maggiore. Perché, la devolution, in Italia, ha assegnato maggiori poteri alle Province, che oggi gestiscono le motorizzazioni, gli uffici del lavoro, la formazione professionale. Competenze che in Sicilia restano in capo alla Regione. Amministrazioni ancora più leggere, insomma, al di qua dello Stretto. Ma solo per quanto riguarda le funzioni. Perché gli organici sono, in media, più abbondanti.
La sorpresa, se può definirsi tale, arriva dall´ultimo censimento del personale degli enti locali diffuso dal Viminale. Malgrado abbiano competenze inferiori rispetto alle istituzioni gemelle del resto d´Italia, le nove Province siciliane contano 5.885 dipendenti, cifra inferiore solo a quella relativa alle Province lombarde: 7.210 fra impiegati e dirigenti.
Ma in Lombardia c´è un dipendente ogni 1.314 abitanti, nell´Isola uno ogni 851!
La Provincia di Palermo ha cento dipendenti in più di quella di Napoli, che pure amministra una popolazione quasi tre volte più numerosa! Senza considerare che al Nord le entrate delle Province sono maggiori, derivando in parte dalle tasse sulle bollette Enel, sull´Rc auto e sull´immatricolazione delle vetture.
La Provincia di Palermo sborsa 75 milioni di euro l´anno per mantenere il proprio personale, quasi la metà della spesa corrente. Gli alti burocrati delle Province sono equiparati ai Grand Commis della Regione. E ciò determina anomalie e sacche di privilegio. Significativo il caso dei responsabili dei licei linguistici provinciali che, proprio in virtù del loro status giuridico da dirigente regionale, hanno un´indennità annua di almeno 75 mila euro! Mentre lo stipendio del preside di un istituto secondario dipendente dallo Stato, sia esso un classico o uno scientifico, si aggira sui 45 mila euro…
E’ anche vero pure che, con uno dei suoi primi atti da governatore, Raffaele Lombardo ha riscritto la composizione degli Ato rifiuti, prevedendone la forma giuridica di consorzi di Comuni ed escludendo la presenza delle Province (che prima detenevano il 10 per cento del capitale), atto alquanto incomprensibile, da parte di chi fino a ieri è stato presidente dell´Unione delle Province…
Istituzioni in crisi di identità, rimaste ancorate a vecchie, solide competenze (la scuola, le strade) ma vittime della schizofrenia della politica: nel 2005 l´Ars chiuse con una legge le Aziende per l´Incremento Turistico, ora il nuovo presidente Lombardo dice di volerle rilanciare... peccato che nel frattempo circa l´80 per cento dei 357 dipendenti sia già transitato negli uffici della Regione a occuparsi di materie per loro del tutto nuove: motorizzazioni, protezione civile.
Costi di efficienza, costi reali.
A pesare di più restano gli apparati, i consigli provinciali che si limitano ad approvare documenti contabili e regolamenti e che continuano a viaggiare a ritmo tutt´altro che frenetico. L´allarme scattò l´anno scorso, in questo periodo, quando Repubblica stimò che ciascuna delle 33 delibere approvate in cinque mesi a Palermo era costata alla collettività 21.742 euro, più o meno l´importo del salario annuo di un operaio della Fiat... Quest´anno, fino a oggi, sono state prese in esame 45 deliberazioni, ma 10 delle 24 sedute sono saltate per mancanza del numero legale.
Chissà se questo bottino contribuirà a dissipare quei dubbi sulle Province siciliane figlie di un dio minore: servono? A cosa servono?

1 commento:

Totò M. ha detto...

NON SERVONO A NIENTE LE PROVINCE! SOLO A SPERPERARE DENARO PUBBLICO, SPORT PER IL QUALE LA SICILIA E' CAMPIONE DEL MONDO!